«Ecco la mia vita di angelo sulle punte»

Non si contano, tra poeti e no, tutti quelli che nei secoli sono stati innamorati di una ballerina di danza classica. Può darsi che sia per questo non trascurabile motivo: se ti innamori di una ballerina, sai già che non devi fare nessuna differenza tra il suo corpo e la sua anima, poiché coincidono. Tutto è più semplice. A patto che anche il tuo cuore impari a danzare sulle punte. E come potrebbe non imparare, se a prenderti per mano è Eleonora Abbagnato? A undici anni scelta da Roland Petit per «Aurore enfant», nel 2001 prima ballerina all'Opéra di Parigi, nel 2008 «Siciliana dell'anno», Eleonora è oggi una delle rappresentanti più evocative ed eteree della nobile quanto appartata arte della danza. In questi giorni è a Venezia, lunedì alla Mondadori Duomo (ore 18) per presentare la sua autobiografia «Un angelo sulle punte» (Rizzoli).
Eleonora, cominciamo dunque dal corpo o dall'anima?
«Ma non ha detto che per una ballerina sono la stessa cosa? Ad ogni modo cominciamo dall'anima. Ieri mi hanno chiesto la differenza tra movimento ed espressione. Non ho avuto dubbi e ho risposto: l'anima! Perché è l'anima che innanzitutto devi avere, ancora prima della tecnica, della coreografia, dell'esercizio».
Bene, e come sta la sua anima? Soddisfatta?
«Senza dubbio. Ho preso questa piccola aspettativa con l'Opéra di Parigi proprio per tornare in Italia e fare tutte le cose che sto facendo. Vede, io sono nata metaforicamente all'estero, con il mio lavoro, e sono tornata qui già formata».
Fa molte cose diverse. È inevitabile.
«Sì. Per esempio la consulenza artistica al teatro Petruzzelli di Bari, dove stiamo avendo grande successo. Forse una cultura un po' tradizionalista come quella italiana è necessaria alla danza classica: qui sono soprattutto le mamme a iscrivere le bambine ai corsi. È come se l'anello di congiunzione tra la danza e la futura ballerina fosse la famiglia. Parlo della classica. Anch'io, per carità, da piccola guardavo Heather Parisi, ma non riuscivo ad allontanarmi da quei negozi che vendevano le cassette del Lago dei cigni, di Giselle con Carla Fracci, della Carmen con Baryshnikov».
Ma ha danzato anche nell'ultimo clip di Vasco Rossi...
«Avevo una coreografia, quella di Davide Bombana, poco aggressiva, alla Pina Bausch. Avrei potuto danzare tutto di seguito, in un'unica sessione. Poi però, giustamente, il regista Stefano Salvati ha voluto riprendermi da più angolazioni. È stata un'esperienza singolare. Vasco lo vedevo poco sul set, era discreto».
Di "Polvere di Bagdad" cosa racconti, invece?
«Arriverà a Milano, al Parenti, dal 14 al 16 dicembre. Interpreto Sherazade, e poi anche un altro personaggio delle Mille e una notte in una scena che secondo alcuni Shakespeare ha ripreso per Romeo e Giulietta».
«Un angelo sulle punte», invece, è un libro intimista.
«Ho così tanti ricordi, fin da quando sono andata via da Palermo. Un'accademia, ancora un'altra, un'altra ancora. Posti magici, dove ho vissuto molto. Nel libro ho incluso anche brani delle lettere che mia madre mi scriveva. Lo presento lunedì a Milano, alla Mondadori Duomo alle 18. Sono pagine da cui si capisce un po' il mio carattere: ostinato, nel lavoro come nei sentimenti. Mi dedico alle cose fino in fondo. Questo obbliga a delle scelte. Non si può girare il mondo e avere una famiglia, proprio no. Per questo so che la prossima volta che mi innamorerò, la scelta sarà ancora più difficile».