«Ecco il mio calcio: poche zuffe e tante belle azioni»

Laura Rio

da Milano

Paolo Bonolis lei oggi si trova di fronte a una grande prova: essere additato come quello che ha affossato lo stile, la classe del Novantesimo minuto di Barendson e Valenti oppure venire osannato come quello che ha inventato un nuovo linguaggio calcistico...
«Detta così sembra una rivoluzione. Io proverò a fare il mio lavoro. Del resto la vita è bella perché succede qualcosa, perché le cose cambiano. La giornata di oggi se la guardi nel microcosmo della Tv è pazzesca... ma vista nel macrocosmo è una come tante altre».
Comunque è l’anno zero del calcio: che si vedrà oggi a Serie A (Canale 5, ore 18)?
«È ancora un cantiere. Spero di trovare il ritmo giusto e di aggiustare il tiro nelle domeniche successive. Faremo vedere quello che è successo sui campi inframmezzando con il racconto delle storie sul mondo del calcio. Ad esempio avremo un filmato-intervista a un ragazzo che spiega perché si sceglie di diventare arbitro, un po’ come fa la trasmissione Sfide».
Insomma, tante chiacchiere miste ai gol?
«No, proprio quello che non vogliamo è aizzare le polemiche, discutere su sputi e spintoni. Criticare lo sanno fare tutti. Al contrario, grazie alla moviola vogliamo valorizzare le azioni più belle, il grande gesto tecnico, l’arbitraggio perfetto. Negli anticipi reclutiamo personaggi che si prestano a fare i cronisti: per Fiorentina-Sampdoria ci saranno Marco Masini e Dario Vergassola».
Ospiti?
«Oggi non ci sarà Zeman, ma Roberto Mancini e l’allenatore della Samp Walter Novellino. Nelle prossime puntate mi piacerebbe avere Rafa Benitez e Abramovich».
Quelli di Sky dicono che loro parlano di calcio seriamente, non fanno cazzeggio...
«Ognuno tira l’acqua al suo mulino. Noi facciamo il nostro lavoro. Poi si vedrà».
Lei si trova in una posizione delicata. Il suo passaggio dalla Rai a Mediaset ha provocato reazioni esplosive nel «microcosmo» televisivo.
«È vero. Sono andato via dalla Rai perché non potevo più lavorare serenamente in quel clima difficile che si era creato. Non è stato bello vedere strumentalizzare politicamente Affari tuoi: non era più un prodotto televisivo ma un cartello politico. E questo mi ha deluso profondamente. Non è stato bello vedere l’imbarazzo interno per i successi raggiunti, freddezza invece di gioia».
Vediamo tutti questi spinosi passaggi. Primo: Curzi e altri esponenti di sinistra sostengono che i vertici Rai l’hanno lasciata andar via per indebolire Affari tuoi a vantaggio della concorrenza...
«È una lettura non totalmente corretta. Ci sono state alcune persone in Rai che non hanno voluto sostenermi: ho bussato tanto alla porta dell’ex direttore generale Cattaneo, ma non mi è stata aperta. Altri, invece, come il direttore di Raiuno Del Noce, Giuliana Del Bufalo e il consigliere Francesco Alberoni hanno fatto di tutto per difendermi».
In questo modo scarica le responsabilità su chi non c’è più..
«Be’, anch’io non sono più in Rai. E allora? La verità è che ho lavorato due anni con risultati (da Domenica In a Sanremo) che sono sotto gli occhi di tutti e alla fine ho dovuto lasciare un programma, Affari tuoi a cui tenevo moltissimo».
Non le dispiace assistere all’impoverimento della Tv di Stato, rimasta senza calcio e con un Affari tuoi che, sulla carta, appare debole?
«Certo che sì. Però loro hanno anche il dovere di farsi venire delle idee. Quando sono arrivato in Rai mi hanno chiesto di affrontare Striscia. Poteva essere un suicidio, ma ho accettato. Raggiunto il successo mi facevano strane imposizioni come chiudere entro le 21,04 e mi sto ancora a chiedere il perché. Pupo? Affari tuoi è un quiz difficile. Vedremo come va».
Poi si dice che volesse portarsi il giochino con lei a Mediaset...
«Fantascienza».
... e che se ne sia andato di là per i soldi, più degli otto milioni di euro all’anno annunciati, addirittura 15.
«Stupidate. Mi pagano bene perché faccio guadagnare. Negli otto rientra tutto: sponsorizzazioni e promozioni».
Con soli due colpi, Mediaset ha messo ko la Rai: portare via lei, i diritti della serie A e, atto finale, riunire le due cose affidandole la trasmissione più popolare d’Italia...
«So che alcuni ne danno una lettura politica. Nella vita ci può stare tutto: altri dicono l’esatto contrario. È un sistema ampio, con tante facce. C’è un mercato: anche la Rai non può pretendere di avere la serie A per diritto divino. All’asta hanno offerto cento euro, che volete da me... Quando sono arrivato a Mediaset dovevo fare solo il Senso della Vita, poi acquistati i diritti del calcio, mi hanno chiesto di occuparmi del programma. Ho accettato perché amo le sfide nuove. Io faccio trasmissioni. Non ho legami politici, non ho protettorati».
Rifarebbe mai quel sondaggio sui «basta» (a Domenica In fece polemica perché venne fuori «basta Berlusconi»)?
«Non so... io comunque sono in diretta, posso fare quello che voglio».
La sua fede interista è nota, un conduttore non dovrebbe essere neutro?
«Il calcio è passione, amore, tifo. Non ci trovo nulla di male a esprimere la propria fede calcistica».
Cosa racconterà nel Senso della vita (giovedì sera in seconda serata da metà ottobre)?
«La filosofia applicata al quotidiano. Sperimenteremo un nuovo linguaggio, divertente e serio nello stesso tempo».
A quando la prima serata?
«Non in questa stagione Tv: mi sembra che essere in video tutte le domeniche e i giovedì sera sia più che sufficiente».