«Ecco il mio musical Racconto un playboy del Rinascimento»

I maestri delle colonne sonore sono gli americani. Avrei voluto andare alla Mostra

da Milano

Un Grammy, un Golden Globe, cinque David di Donatello, quattro Nastri d’argento, infinite nomination. Una carriera che decolla negli anni Sessanta sulle ali di mamma Rai, approda a Hollywood e perlustra l’intero mondo del cinema. Pupi Avati, Damiano Damiani, Dino Risi, Vittorio De Sica, Alberto Lattuada, Robert Siodmak, Franco Zeffirelli, Melvin Frank sono alcuni dei registi con cui ha lavorato gomito a gomito. Difficile riassumere mezzo secolo di attività del compositore Riz Ortolani, padre di una montagna di colonne sonore e di una in particolare. È quella del film Mondo Cane con un tema, More, da Guinness dei primati: è il brano che ha totalizzato il maggior numero di incisioni da quando esiste il cinema.
A settantasei anni, Ortolani si concede un debutto. Per la prima volta affronta il genere del musical con Il Principe della Gioventù firmandone musica e il libretto, condiviso con Ugo Chiti. Il soggetto si ispira alla congiura confortata dalla Chiesa e ordita dai Pazzi ai danni di Giuliano e Lorenzo de’ Medici, nella Firenze di fine Quattrocento. Il Principe avrà il suo battesimo martedì prossimo alle 20, al teatro La Fenice di Venezia (repliche il 5 e 6). Regia, scene e costumi d’autore, che ha nome Pier Luigi Pizzi, coreografie di Joey McKneely. A incarnare Lorenzo il Magnifico sarà Graziano Galatone (già Febo in Notre Dame de Paris) mentre a Edoardo Luttazzi spetta il ruolo del titolo, quello del fratello Giuliano.
Come è nata l’idea di un musical?
«L’Italia non gode di buona fama all’estero, il pensiero va a Tangentopoli, alla mafia... Così, come hanno fatto i Francesi, alludo a Les Misérables, ho attinto alla storia. Ho pensato subito al Rinascimento».
Un Rinascimento fosco, però, segnato da intrighi, assassini, traffici di denaro...
«La storia si ripete. Pensiamo ai Kennedy, al potere politico della Chiesa e delle banche. Questa può essere un’opera contemporanea».
Chi è il Principe della Gioventù?
«È Giuliano, un playboy, un guerriero, tanto aitante quanto lontano dalla politica incarnata invece da Lorenzo».
Da un punto di vista musicale cosa dobbiamo aspettarci?
«Ho guardato molto alla contemporaneità. Ci sono momenti lirici, ad esempio l’aria di Chi vuol esser lieto sia, ma c’è pure la partita di calcio che è un seguito di dissonanze dove s’infiltra un tema liturgico. Il Preludio sembra tradurre un movimento tellurico».
Seguirà la Mostra del Cinema di Venezia?
«A dire il vero doveva esserci un omaggio a Dino Risi che mi ha visto coinvolto con una serie di interviste. Più saputo niente...».
Se dovesse dare un 10 e lode alla colonna sonora italiana del secolo?
«Ne darei più di uno, ma agli Americani, maestri assoluti nel settore, anche se poi i premi li vincono altri...».
Il suo rammarico?
«È la colonna sonora del film Il sorpasso, non venni capito. Forse mi ero spinto troppo in avanti».
Non è semplice passare, come ha fatto Lei, da Fratello Sole a commenti sonori per film di Tinto Brass...
«Brass è un po’ spinto, ma è uno che di cinema se ne intende, sa girare molto bene, fa il montaggio per conto suo. Per lui ho ricavato colonne assai diverse. Non mi vergogno di questa collaborazione».