Ecco il modello Veneto per l'edilizia pubblica: con il piano casa affari per due miliardi di euro

La Regione è l'unica ad aver recepito le indicazioni del governo. La prova: senza le amministrazioni locali un piano di dismissioni sarebbe inutile. La nuova versione del Piano ha già favorito 25mila interventi. Sono previsti incentivi per l'utilizzo di fonti rinnovabili di energia

In Veneto hanno tarato il piano casa partendo da un principio rivoluzionario: il cittadino non è uno spietato speculatore e nemmeno un bieco cementificatore. E sulla base di questo assunto, dopo le prime incertezze «filosofiche», la normativa ha favorito qualcosa come 25mila interventi per un investimento complessivo di 2 miliardi di euro. Che per un settore allo stremo delle forze come quello dell’edilizia non sono proprio bruscolini.
Certo, anche a queste latitudini il Piano casa viene declinato in maniera diversa a seconda dei livelli: la Regione spinge, i comuni, tendenzialmente, frenano. Ed è per questo che Marino Zorzato, vicepresidente della Regione, è andato recentemente a un incontro promosso dall’Anci, l’associazione dei comuni, a Rubano (Padova), intonando quella che sembrava una preghiera: «Cari Comuni del Veneto - ha detto - nell’applicazione del Piano casa siate coraggiosi, non mettete limitazioni, perché i veneti non sono speculatori. Questa è una vera iniziativa anticrisi per lo sviluppo dell’economia e a sostegno delle piccole e medie imprese».
Se il ministro Matteoli fosse venuto a un convegno dei costruttori veneti, molto probabilmente non avrebbe beccato nessun fischio. E a dirlo non è il pidiellino Zorzato, ma il presidente dei costruttori di Ance Veneto, Luigi Schiavo. «Il risultato del Piano casa è senza dubbio positivo - sostiene - anche se c’è voluto un anno di riflessione, chiamiamola così, perché si mettesse in moto tutto il meccanismo. Ma siamo solo all’inizio, perché con le modifiche e i nuovi incentivi apportati nella normativa, sono certo che le stime di investimento effettuate troveranno concreta realizzazione».
La nuova versione del Piano, che prevede un aumento massimo del 45 per cento della cubatura dell’edificio, composto da un 20 per cento di base, più un 10 per cento per l’utilizzo di fonti rinnovabili di energia, più un ulteriore 15 per cento se si attua la riqualificazione energetica dell’intero edificio, dovrebbe produrre investimenti per altri 5 miliardi di euro. Veneti cementificatori? «Sui 25mila interventi approvati finora - assicura Zorzato - non è arrivata alcuna segnalazione di deturpazione del paesaggio o del patrimonio edilizio».
Ma com’è che in Veneto funziona e altrove no? «Perché qui siamo più bravi», scherza Schiavo, e aggiunge: «Diciamo che è stato fatto un buon lavoro e che la politica, per una volta, è stata in sintonia con le imprese. Perché questo Piano casa, vale la pena ricordarlo, è stato fatto a costo zero. Poi, è vero, è più facile eseguire i lavori su case a schiera e con qualche soldo da parte, caratteristiche peculiari del nostro Veneto».
Zorzato s’è poi tolto lo sfizio di proiettare le cifre venete sul territorio nazionale. «Se tutte le regioni applicassero la nostra legge e non piani casa finti - conclude il vicepresidente regionale - in Italia partirebbero dai 60 agli 80 miliardi di euro di investimenti, vale a dire una volta e mezza la manovra messa in campo di recente dal governo. Con la particolarità che si tratterebbe di interventi pro-crescita e pro-lavoro, senza imporre nuove tasse ai cittadini».