Ecco come nascono i brogli del voto all’estero

Caro Granzotto, sono un suo appassionato lettore da molto tempo, tralascio i complimenti a lei, alla sua rubrica e al Giornale per venire immediatamente al problema. Si è commesso e fra pochi giorni si ripeterà un grave misfatto ai danni della Costituzione e della democrazia. Premetto di essere residente all’estero e, con mia moglie, iscritto nelle liste della Circoscrizione Estero. Prima per le Politiche e ora per il referendum abbiamo entrambi ricevuto il «kit», la busta contenente il materiale per votare. Buste che sono arrivate per posta ordinaria, consegnate al portinaio senza ovviamente richiesta di firma per ricevuta. Il «kit» comprendeva la scheda, il tagliando del certificato elettorale e due buste: la prima dove inserire la scheda votata, la seconda per inviare il tutto all’Ambasciata o al Consolato. Alle Politiche io ho spedito le buste come da procedura, solo che ho votato anche per mia moglie. Mi spiego meglio: ho preso la scheda di mia moglie, ho tracciato con la penna la croce sulla preferenza (che d’altra parte conoscevo), ho infilato la scheda nella busta, ho allegato il tagliando del certificato elettorale e lei intestato e da bravo cittadino ho inviato il tutto all’ambasciata d’Italia. E ciò anche se il foglio illustrativo di accompagnamento recitava che «il voto è personale, libero e segreto. Chiunque violi le disposizioni in materia è punito a norma di legge».
Ebbene io ho violato la legge e quel che è peggio la violerò ancora perché anche per il referendum ho intenzione di votare al posto di mia moglie (pertanto, per evitare brutte sorprese, la prego di non mettere il mio nome in calce alla lettera, che comunque firmo). Ma la cosa più grave è un’altra: poiché il portinaio mi aveva consegnato solo una busta, la mia, gli ho chiesto di controllare meglio la posta in arrivo. Il portiere mi rispose che avrei potuto farlo io stesso e mi consegnò una scatola di cartone che conteneva una quantità di «kit» indirizzati a italiani dei quali o non conosceva il nome o trasferitisi ad altro indirizzo. Frugando liberamente all’interno ho trovato quella indirizzata a mia moglie (c’era il nome da signorina, sconosciuto al portiere) e in quel momento mi sono reso conto che sarebbe stato facile appropriarmi di altre buste ed esprimere così un’altra dozzina di voti che in teoria dovrebbero essere personali, liberi e segreti.


Sono senza parole. Il meccanismo del voto degli italiani residenti all’estero vìola palesemente l’articolo 48 della Costituzione («Il voto è personale ed eguale, libero e segreto») e fa strame della legge (al momento del voto l’elettore deve esibire il certificato elettorale e un documento di identità che ne accerti la titolarità), in tal modo favorendo, in tal modo alimentando, istigando al broglio. Nessun controllo che il «kit» sia giunto nelle mani del titolare. Nessun controllo che sia stato il titolare del certificato elettorale a votare. In madrepatria i seggi vengono presidiati sia dai componenti del seggio medesimo sia dalle Forze armate. La registrazione viene fatta in presenza dell’elettore. La segretezza del voto è rigorosamente tutelata, spingendo gli scrupoli fino a vietare l’uso dei telefonini, tutti ormai in grado di scattare fotografie, all’interno della cabina. Nella Circoscrizione Estero – che elegge ben 12 deputati e 6 senatori – tutto è invece lasciato alla buona volontà del servizio postale, di un portinaio (e se manca?) e della irreprensibilità degli aventi diritto al voto. Il caso di Mirella Giai, candidata Ds in Argentina, prima eletta e poi esclusa a favore di Edoardo Pollastri e alla quale Franco Danieli, responsabile esteri dell’Unione, ha offerto un posto di sottosegretario (tanto, uno più, uno meno...) in cambio della rinuncia ad adire le vie legali, diventa un pittoresco episodio di fronte alla gigantesca truffa del voto degli italiani all’estero. C’è, a destra come a sinistra, un custode dei princìpi, dei valori e degli ideali della Costituzione repubblicana disposto a denunciare nelle sedi competenti questo misfatto e chiedere che il voto sia ripetuto secondo le procedure previste dalla legge e installando regolari seggi nelle rappresentanze diplomatiche? Se sì, in nome del popolo italiano batta un colpo.
Paolo Granzotto