Ecco la nazionale degli europei per caso

Tantissimi i naturalizzati: da Thuram a Gallas, da Deco a Podolski. E in attacco Zlatan Ibrahimovic insieme al nostro <em>gaucho</em> Camoranesi

Zurigo - Circa 400 milioni di abitanti, l'Europa comunitaria cresce, a Londra si parlano 307 lingue diverse, a Francoforte un abitante su quattro non è tedesco, in Italia la popolazione interna è calata quasi dell'1 per cento, gente che si muove, cambia nazione con la stessa facilità con cui si cambia un abito. E il calcio cosa fa? Li schiera.
La nazionale degli assimilati, integrati o gastarbeiter, sul modello tedesco, sarebbe praticamente imbattibile, qui all'Europeo metterebbe tutti in un angolo in un crogiolo di lingue usi e costumi e un attacco formidabile guidato da quel croato, bosniaco, svedese di Zlatan Ibrahimovic. In panchina? Felipe Scolari, campione del mondo nel 2002 con il Brasile e ora grande motivatore del Portogallo di Cristiano Ronaldo. È furbo come chi deve sapersi adattare a cibi e usanze che non gli appartengono, quando gli arriva all'orecchio qualcosa di sgradevole fa finta di aver capito male oppure reinterpreta la frase a modo suo: «Mourinho ha detto che sarebbe scandaloso se il Portogallo non si qualificasse per la seconda fase dell'Europeo?... Be’ in effetti non ha detto una cosa senza senso», ha risposto a chi gli chiedeva una replica pepata.

In porta Eldin Jakupovic, convocato nella nazionale elvetica per sostituire Fabio Coltorti messo fuori causa da un virus intestinale. È entrato in Svizzera dalla Bosnia Erzegovina quando era ancora bambino, a 15 anni è finito nelle giovanili del Grasshopper e due anni fa ha esordito in prima squadra. Nel maggio dello scorso anno ha vinto una coppa di Russia con il Lokomotiv: ora è rientrato in Svizzera che lo ha messo subito in nazionale. A difendere la sua porta si potrebbe schierare a piacere la difesa titolare della nazionale di Raymond Domenech, Di Lilian Thuram sappiamo tutto, di Gallas, Evra e Abidal solo un po' meno, ma siamo a livelli altissimi, tutta gente che si gioca regolarmente il titolo e nessuno nativo. William Gallas è nato a Asnières-sur-Seine, originario della Guadalupa. Patrice Evra è di origini senegalesi, gioca nel Manchester United, Éric-Sylvain Abidal è un calciatore francese, gioca nel Barcellona ed è di origini martinicane.

Kepler Laveran Lima Ferreira, detto Pepe, è nato a Maceió in Brasile, proprio come Deco. I due sono stati naturalizzati e giocano nella nazionale di Felipe Scolari. Pepe e Deco sono stati i protagonisti della vittoria del Portogallo nella prima partita del girone, uno inseguito dall'Inter, pare insistentemente, l'altro autore di un gol di testa straordinario, annullato per un fuori gioco millimetrico, e di una seconda rete di grande potenza, una percussione che ha portato al vantaggio dei portoghesi. Pepe è considerato uno dei migliori interpreti del suo ruolo, una specie di Maicon che al posto di esprimersi sulla fascia lavora al centro della difesa, si sgancia e crea il panico nell'area avversaria. Il Real Madrid lo ha acquistato la scorsa estate per la cifra record di 28 milioni di euro.

Dalla nazionale francese si potrebbe pescare a piene mani, Vieira, Makelele, Malouda, forse i romeni sono stati un po' pesanti quando, dopo aver visto la foto ufficiale della squadra formata quasi completamente da giocatori di colore, si sono permessi di augurarle un benvenuto in Europa che sapeva tanto di provocazione. Ma la realtà è questa.

Nessuno sfugge alla regola: la Germania ha gli «gastarbeiter» polacchi Klose e Podolski, anche noi abbiamo il nostro Camoranesi e vorremmo raddoppiare con il brasiliano Amauri e un superMario Balotelli molto caldo. Ci sarebbe da chiedersi anche cosa ci fa un albanese in Svizzera. Valeron Behrami è di Kosovska Mitrovica, gioca nella Lazio ma è considerato una delle maggiori speranza del calcio svizzero.

Il Ct tedesco Joachim Löw può contare su un grandissimo potenziale offensivo: Klose, Gomez, Podolski, Kuranyi e Neuville. Quanti sono i tedeschi doc? Kevin Kuranyi è in possesso di una mazzetta di passaporti che lo inserirebbero di prepotenza fra i sospettabili di qualsiasi intrigo internazionale: brasiliano, ungherese, paraguaiano, tedesco. Nel calcio invece è molto meglio di un apolide, parla la lingua internazionale, veste alla moda e spesso cambia casa.