Ecco The Niro, l’«americano» di Roma

Canta in perfetto inglese ma è di Roma. È appena uscito il suo primo album ma ha già suonato in Europa e negli Stati Uniti. E ha condiviso il palco con grandi nomi della musica internazionale, aprendo addirittura il concerto romano dei Deep Purple, riuscendo così a farsi apprezzare dagli ottomila fan della storica band inglese. Si fa chiamare The Niro e stasera suona al Circolo degli Artisti (via Casilina Vecchia 42), per presentare le canzoni che fanno parte del disco d’esordio, omonimo. Disco che è stato preceduto dalla pubblicazione dell’Ep An ordinary man, uscito a febbraio, e dal singolo Liar. La sua musica somiglia a «niente che abbiate ascoltato prima d’ora», come recita un suo profilo pubblicato su Myspace. E indubbiamente sentirlo cantare le sue canzoni con voce potente è una sorpresa, impossibile restare impassibili di fronte al trasporto con cui interpreta i suoi testi. Si ispira evidentemente ai grandi cantautori degli anni ’70, da Nick Drake a Tim Buckley, senza trascurare le generazioni più recenti, da Elliott Smith a Beck, passando per quel Badly Drawn Boy che lo ha ospitato in apertura del suo concerto romano di giugno.
Dunque una proposta musicale anomala e originale, fuori dai canoni del classico cantautorato italiano. Oltre che bravo autore di canzoni, The Niro, all’anagrafe Davide Combusti, è anche polistrumentista. Da bambino ha iniziato a suonare la vecchia batteria del padre, passando poi alla chitarra e al basso. Ben prima di arrivare a un contratto discografico è stato invitato a suonare in Arizona, a Boston, a New York (dove si è esibito per cinque sere consecutive in celebri club) e poi a Parigi, Vienna, Londra, Berlino. Tra i suoi estimatori c’è anche l’artista Mark Kostabi, da molti considerato l’erede di Andy Warhol, che si è offerto di realizzare la copertina del suo album d’esordio.