«Ecco le nostre ronde di Stato»

La Russa: «Pronti 3mila soldati per vigilare le città, scelti tra carabinieri e volontari»

da Milano

Ignazio La Russa, ministro della Difesa, l’emendamento «esercito» va al voto del Parlamento. E ci va con le «raccomandazioni» del presidente della Repubblica...
«Consigli preziosi quelli di Giorgio Napolitano, uomo saggio ed equilibrato, che spero di essere riuscito a seguire».
Che le ha suggerito il Capo dello Stato?
«Di sentire la maggior parte delle opinioni, di amalgamare cioè il testo dell’emendamento alle diverse esigenze. Spero davvero di esserci riuscito, anche perché non ci dobbiamo vergognare di utilizzare l’esercito nelle strade».
Be’, di certo il centralino telefonico del suo ufficio è stato bollente sia in uscita che in entrata.
«Ho ritenuto di fare un ampio giro di orizzonte sulla mia proposta di utilizzare i militari nelle città. Ne ho parlato anche con il ministro ombra del Pd, Piero Fassino e con Roberta Pinotti. E ho raccolto la grande collaborazione del ministro dell’Interno Roberto Maroni. Credo che le modifiche apportate possano adesso essere condivise e quindi riscontrare una minore opposizione».
Dunque, modifiche al testo per ottenere un consenso più ampio. Nello specifico quali sono però i cambiamenti rispetto al testo originario?
«Il numero dei militari impiegati nella campagna per la sicurezza sale a quota tremila. Tremila uomini che, sia chiaro, non militarizzano un Paese. E che avranno tra i loro compiti anche quello di vigilanza ai siti e agli obiettivi sensibili. Personale, altra modifica, scelto tra i carabinieri oggi impiegati in “compiti militari” o, attenzione, tra i volontari “specificatamente addestrati per i compiti da svolgere”».
Esclusi, quindi, i carabinieri «già impiegati come polizia militare»?
«Quelli non li distogliamo dai loro compiti. Nel testo, comunque, ho introdotto compiti simili a quelli che già in passato erano stati assegnati ad altri contingenti, penso ad esempio alla “vigilanza sui siti e obiettivi sensibili” che era prevista per i Vespri siciliani».
Provvedimento che vale sei mesi, che è rinnovabile per una sola volta e che risponde a un obiettivo: l’insicurezza, la percezione di insicurezza che si respira nelle città.
«Esatto, l’ottanta-dico-ottanta per cento dei cittadini non si sente sicuro. Questa risposta è concreta e chiara. Questa proposta di impiego l’abbiamo fatta come An prima di arrivare al governo. E l’abbiamo fatta come alternativa alle ronde verdi o tricolori o siciliane: dietro alla proposta c’è solo un messaggio chiaro diretto ai cittadini, le ronde le fa solo lo Stato».
Difficile però rispondere alla percezione dell’insicurezza con tremila uomini spalmati su dieci città...
«Lo so, è una soluzione tampone. Una soluzione che, ripeto, non bisogna vergognarsi di utilizzare e che toccherà al ministro dell’Interno decidere se, come e quando utilizzare».
Come anche lei riconosce è una soluzione tampone, in Sicilia c’erano nelle strade 20mila soldati...
«Adoperati senza polemiche, ricordiamolo».
Vuol dire che, oggi, quando si parla di sicurezza scatta un riflesso ideologico condizionato?
«Ironizzare sulla Colombia, su Bogotà vuol dire non frequentare i quartieri popolari. Anzi, sa che le dico, invito Veltroni, Di Pietro e i soloni della sinistra a farsi un giretto a Quarto Oggiaro, periferia di Milano. Ah, senza l’esercito naturalmente».