Ecco la nuova Olimpia griffata Giorgio Armani «Ce la giocheremo»

Il nuovo coach Bucchi ha le idee chiare: «Voglio una squadra tosta come Boston»

L’Armani aspetta nelle prossime ore la firma del gioiello Vitali, del gladiatore Rocca. Ma intanto si concentra su altri piani. La nuova storia dell’Olimpia, infatti, comincia nella vecchia sede, sognando presto una casa del basket. Con tanto di laboratorio, palestra, uffici. E cercando di spiegare la scelta di un gruppo che sa cosa vuol dire stile, ma anche combattimento, e che prova a non mettere troppa pressione addosso a chi ha salvato una grande società. Visto poi quello che è accaduto in altri sport.
Riconoscenza, però, non vuol dire accettare tutto e Livio Proli, presidente e amministratore delegato di base a Modena, dove dirige Armani Jeans e Armani Junior, presentando il manager Lucio Zanca e l’allenatore bolognese Piero Bucchi, ha chiarito subito che gli obiettivi sono alti: entrare fra le 16 dell’Eurolega, giocarsela con tutti nei play off. Non solo risultati sul campo però. C’è da creare un’identità, una struttura, una squadra, senza dimenticare l’ampliamento del settore giovanile e la necessità di conoscere e di farsi conoscere. Bei propositi che faranno ingolosire i padroni del mercato, creando subito difficoltà a chi deve costruire una squadra che per il momento ha due contratti in essere, quelli di Bulleri e Watson. Più palle al piede che punti di partenza, considerando che si va già oltre il milione di euro.
Vita dura per i sognatori, ma Livio Proli non trema davanti all’impegno. «Vogliamo il successo, ma un successo durevole. La scelta di Armani è stata dettata dalla passione, dall’amore per la città e dalla ragione, senza nascondere che questi anni con il basket sono stati importanti per lui. La società seguirà le sue linee guida in un progetto condiviso, imperniato sulla cultura del fare». Sulla scelta di manager e coach, Prioli è chiaro. «Con Zanca e Bucchi c’è la chimica giusta, empatia a 360 gradi. Abbiamo parlato anche con altri (Lardo, Scariolo, Djordjevic ndr), tutta gente di valore, ma con loro è stata subito intesa. Come budget saremo poco sotto quello di Roma. Abbiamo entusiasmo, idee, progetti già in divenire. Il popolo del basket milanese ci capirà e ci darà il tempo necessario». In ultimo un pensiero per chi se ne va. «Vorrei ringraziare pubblicamente Attilio Caja e il gruppo per il bellissimo finale di stagione».
Lucio Zanca, con la febbre di chi sa di avere poco tempo per presentare una squadra competitiva entro il 18 agosto, giorno del raduno, non vuole troppa pressione addosso, ma sa cosa lo aspetta. «Faremo una squadra solida, che non sarà soltanto un progetto per il futuro. Saremo a disposizione del territorio per i giovani, non ci vedranno mai come colonizzatori e daremo affetto e organizzazione. Sulla squadra, poi, non sarei così pessimista».
Anche l’allenatore Piero Bucchi, che ammette l’emozione dopo aver accarezzato con gli occhi la sala dei trofei, è ottimista: «Vogliamo gente da battaglia, più Boston che Lakers. Lo spirito dovrà essere questo. E con un pizzico di pazienza e di fortuna...».