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nostro inviato a Tulum (Messico)

Il film inizia con il disegno del laghetto di Cinecittà, il luogo «dove vanno a finire i film che non partono, come relitti». E poi prosegue con un cappello a falde larghe, enorme, sospeso nell’aria, che vola su un aereo per Los Angeles. Di più non si può sapere, ma le prime immagini sono già una firma.
«Sceneggiatura di Federico Fellini, per un film da fare»: ventidue anni fa il racconto magico del viaggio a Tulum si chiudeva così. Con un progetto, una visione, un’eredità. Questa era la frase scritta dal maestro a sigillo della sceneggiatura, con cui consegnava a se stesso, o più ancora a un demone creativo che gli aveva ispirato la storia, quello che viene considerato il suo sogno messicano. Un film sul Messico dei Maya, una pellicola su sciamani, bigliettini e strane coincidenze, su voci guida che fanno squillare le cornette e una civiltà orgogliosa e piena di misteri. La sceneggiatura era tratta da un viaggio che Fellini fece nel 1985 all’inseguimento di Carlos Castaneda, scrittore, antropologo e stregone, e a cui parteciparono alcuni amici tra i quali Andrea De Carlo. Quell’itinerario da Los Angeles a Tulum, un’avventura dei simboli prima che una distrazione, divenne un racconto pubblicato da Fellini sul Corriere della sera nell’86 e poi un fumetto disegnato dal vignettista Milo Manara. Ma quel film «da fare» non si fece. Rimase un’idea e Fellini se ne andò senza realizzarla.
Tra meno di un mese, a 15 anni dalla morte, la sceneggiatura prenderà vita in una cinepresa con il titolo di Viaggio a Tulum, nella cittadella maya sul mare dei Caraibi. Soggetto originale di Fellini, regia di Marco Bartoccioni, animazione curata dallo stesso Manara, musiche riadattate da Carlo Siliotto (Golden Globe 2007 per Nomad) su testi di Nino Rota, fotografia di Fabio Olmi. I produttori vengono da quattro Paesi: Italia, con l’Aracne Studio, e poi Messico, Stati Uniti e Francia. Il costo del film è di 3,5 milioni di euro, ma non sono arrivati finanziamenti dall’Istituto Luce e dal ministero dei Beni Culturali, con la recente motivazione che il film avrebbe «turbato» Federico Fellini. La produzione rivendica invece un lavoro «scrupoloso e onesto», svolto con chi è stato a stretto contatto con il regista. Due anni di ricerche, interviste in Messico e in Italia, tra le quali quella al quasi centenario Tullio Pinelli, che scrisse la sceneggiatura con Fellini. Franco Nero rivestirà il ruolo di un produttore, l’attore serbo Lazar Ristovsky (Underground) sarà Marcello Mastroianni, il volto che Fellini si era dato nel racconto. Nel cast ci sarà anche Paolo Villaggio. Tulum ospiterà il primo ciak del film, il 20 gennaio. Una data, e un luogo, ricchi di significati, come la sceneggiatura. Quel giorno Federico Fellini avrebbe compiuto 88 anni.
In queste settimane sono stati svolti provini ai maya lungo la costa di Quintana Roo e dello Yucatan: «Persone di tutte le comunità, non necessariamente attori - spiega la produttrice messicana Tiahoga Ruge -. Fellini si innamorò di Tulum. Era il sogno della sua vita realizzare questo film».
E Fellini considerava questo soggetto un film «non partito, e quindi in attesa nel laghetto di Cinecittà», racconta il regista Bartoccioni. Una favola dove la fantasia s’incrocia con la realtà, come testimoniano i compagni di quel viaggio.
Quando Fellini arrivò a Tulum, la spianata verde trasformata oltre mille anni fa in santuario, cittadella, osservatorio astronomico, era ancora abitata dai Maya con le loro capanne di legno affacciate sulla foresta, da un lato, e sulla seconda barriera corallina più grande del mondo dall’altro. La prima location del film sarà proprio la spiaggia di sabbia bianca sotto il Castillo, che avrebbe dovuto proteggere la comunità maya dalle incursioni marine.
«Quello di Fellini si può definire come un viaggio iniziatico - spiega Bartoccioni -. Era andato là perché aveva imparato tante cose della vita, ma a quel punto aveva paura della morte». Castaneda, secondo il racconto di Fellini, gli sfuggì a Los Angeles, ma rimase una presenza invisibile per tutto il viaggio attraverso una voce metallica che guidò il gruppo lungo il Messico e che accompagnò Fellini per molto tempo, a Roma. «C’è chi dice addirittura che Castaneda non sia mai esistito - dice ancora Bartoccioni -, altri che fosse un agente della Cia. Sia Castaneda sia Fellini erano dei gran giocherelloni. Secondo quanto raccontava Fellini, s’incontrarono per la prima volta a Roma sul raccordo anulare, quando Castaneda scese da una limousine dopo che Fellini era stato scaricato da un’amica».
La struttura di Viaggio a Tulum manterrà la visionarietà di quella storia: «Alterneremo una parte di animazione e una parte di realtà: voglio far muovere degli stregoni veri in un contesto da favola». L’ultima di Fellini: con gli sciamani, contro la paura della morte.