Ecco la nuova vita del killer: le banconote false

A 65 anni non ha più l’età per assaltare banche o portavalori e deve accontentarsi di spacciare banconote false. Ma lo sguardo torvo di sempre ha messo in sospetto due bravi poliziotti della «volantina» del commissariato Bonola che l’hanno fermato, perquisito e alla fine sorpreso con 50mila euro falsi.
Giuseppe Vacca, brindisino, sale al nord, si insedia a Corsico e si mette subito in combutta con la «ligera» di serie A. Gente dal mitra facile e di pochi scrupoli. Vacca non è da meno, rapinatore a mano armata, è sospettato di aver commesso «in carriera» numerosi assalti, finiti con una mezza dozzina di morti. E per un paio finisce anche dentro. Il primo nel 1993 quando con altri quattro banditi assalta la Banca Popolare veneta in centro a Padova. Un’impiega riesce a dare l’allarme e i cinque trovano mezza questura fuori ad attenderli. Cercano di aprirsi la strada a colpiti di mitra e bombe a mano, la polizia risponde al fuoco, una bandito rimane ucciso, gli altri si arrendono e vengono condannati tutti a una decina d’anni di galera.
Alla fine degli anni Novanta va in semilibertà ( fuori di giorno in carcere di notte) e lui ne approfitta per riprendere a fare rapine. Il 12 marzo del 1999 a Chiasso, sfiora il colpo del secolo: con altri banditi sequestra il direttore di una ditta di trasporto valori e sta per mettere le mani su 16 miliardi in franchi. L’ostaggio riesce a divincolarsi e infilarsi in una stanza blindata.
Ma due mesi dopo la banda torna a colpire in via Imbonati, dove bloccano un furgone portavalori con dentro 9 miliardi di lire. Scatta l’allarme, arrivano i primi equipaggi di polizia e carabinieri, i rapinatori si aprono la strada sparando 300 colpi di Kalashnikov. Un proiettile uccide Vincenzo Raiola, agente di 27 anni. Tre mesi dopo la sezione «antirapine» guidata da Maria Jose Falcicchia, arresta una ventina di persone tra nucleo di fuoco e fiancheggiatori.
Al processo viene condannato 12 anni e 10 mesi, che salgono a 14 con il residuo pena per l’altra rapina, ma dopo dieci Giuseppe è fuori in libertà vigilata. L’età non è più quella delle sparatorie ma di mettere la testa a posto Giuseppe Vacca non ci pensa proprio. Deve accontentarsi di scendere di categoria, passando allo spaccio di banconote false. L’altra sera è in sella a uno scooter Piaggio Liberty 200 quando incrocia la «Bonola bis», equipaggio del commissariato che per questo in gergo viene chiamata «volantina». Il bandito si sente sicuro perché in zona non lo conosce nessuno, ma il suo sguardo torvo e le occhiate furtive insospettiscono gli agenti che lo fermano. Quando scoprono chi è, rivoltano come un guanto lui, la moto e la copertina Tucano. Proprio qui trovano 250 banconote da 20 euro perfettamente contraffate. Giuseppe Vacca torna in galera in silenzio. In attesa del nuovo atto di magnanimità della magistratura che lo rimandi libero di commettere qualche altra «marachella».