Ecco il nuovo lodo: una legge per difendere Berlusconi dai Pm

La proposta Biancofiore-Bertolini è già alla Camera. Un solo articolo: «Governare è un legittimo impedimento a partecipare alle udienze» <br />

Roma - Pier Ferdinando Casini ha lanciato il sasso con il suo «mini-lodo» e nel Pdl l’hanno raccolto Michaela Biancofiore e Isabella Bertolini.
La proposta di legge ha un solo articolo e prevede l’obbligo per il giudice di riconoscere al premier e ai ministri il «legittimo impedimento» a partecipare alle udienze, per «l’esercizio della funzione di governo». Che non vuol dire solo Consigli dei ministri o sedute in Parlamento e altre attività «di formazione della volontà» dell’esecutivo, ma anche «compiti di rappresentanza». Così, si legge nel testo presentato ieri alla Camera, il premier e i ministri saranno al riparo da qualsiasi «interferenza del potere giudiziario su quello esecutivo».

Bocciato il lodo Alfano dalla Consulta, mentre il ddl sul processo breve inizia il suo cammino al Senato tra molte difficoltà, questa leggina potrebbe risolvere molti problemi del centrodestra e servire al premier per mettersi al riparo da quella che ritiene una vera e propria persecuzione giudiziaria. Non sarebbe un modo di intralciare l’iter del ddl Gasparri-Quagliariello, assicura la Biancofiore, ma potrebbe anche essere considerato come un articolo aggiuntivo. L’Udc commenta positivamente: «Approfondiremo». Ma Pd e Idv bocciano subito norme «sfrontate» e «fantasiose».

«È una mia iniziativa personale - spiega la Biancofiore -: ho messo a punto il testo dopo la decisione della Procura di Milano di negare, in occasione del vertice della Fao, il legittimo impedimento del premier a comparire alle udienze del processo sui diritti televisivi di Mediaset». È successo nella seconda metà di novembre e, si legge nella presentazione della deputata pdl, ne è derivata «un’inaccettabile intromissione nell’agenda del governo e una nuova sovrapposizione del potere giudiziario a quello politico».
Il testo, firmato anche dalla Bertolini, aggiunge un comma all’articolo 420-ter del codice di procedura penale sull’«impedimento a comparire dell’imputato o del difensore». Dice: «L’esercizio della funzione di governo da parte del presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri costituisce, ad esclusione dei procedimenti per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, legittimo impedimento a comparire nelle udienze».

La Biancofiore sostiene che la sua idea è nata prima del mini-lodo di Casini, anche se nella sostanza coincide con la proposta del leader Udc. Che, però, parlava esplicitamente di un legittimo impedimento automatico, per tutta la durata del mandato.
Qui, invece, si fa in modo che sia molto ampio lo spettro delle possibili richieste ai giudici di riconoscere impegni legati alla carica di governo. E si limita al massimo la discrezionalità dei magistrati di accoglierle o meno.

Di questa possibilità si è parlato subito dopo la bocciatura del Lodo Alfano, anche perché proprio nel testo della Consulta si faceva riferimento alle sentenze dell’Alta Corte che in tre diverse occasioni avevano riconosciuto il «legittimo impedimento» per deputati, due a favore di Cesare Previti e uno di Amedeo Matacena. Quasi un suggerimento. Nel Pdl si sottolinea, però, che mentre per i parlamentari gli impegni sono ristretti al voto in aula e in commissione, per i membri del governo ci sono anche i compiti di rappresentanza.