Ecco il nuovo partito, ma Rutelli non fa centro

(...) i rutelliani. Per primo parla proprio il leader: «Siamo pronti ad esaminare una collaborazione con Burlando se verranno accolti il tema dello sviluppo e del lavoro. Altrimenti si va da soli». Per secondo si impegna Gustavino: «Pronti a stare con il centrosinistra ma cerchiamo discontinuità con il passato». Ma se andate con chi ha governato fino ad adesso? «Bè contiamo nella serietà delle persone e che cambino atteggiamenti». Poi, è la volta di Tabacci: «La prudenza direbbe che è meglio stare fermi un giro, ma pressanti richieste potrebbero portare a scelte diverse». L’unico filo conduttore dei tre è «Mai con il centrodestra». La sostanza però è nelle parole di Gustavino, referente locale: «Nel nostro ordine del giorno non esiste l’argomento di un’alleanza con l’Udc o di un terzo polo con Monteleone». Segno che se Casini va da solo saranno loro la stampella centrista di Burlando, altrimenti faranno i centristi puri tentando la corsa in solitario.
C’è nostalgia di Dc e in sala ci sono Michele Boffa, Egidio Banti, Tullio Mazzolino, Gianfranco Tiezzi, Lele Gronda (area Pd) ma anche l’assessore regionale Giovanni Battista Pittaluga, Alessandro Arvigo, Egidio Pedrini, Susy De Martini e Vittorio Adolfo (Pdl) che qualcuno dà per prossimo ad un impegno con Api, anche se lui si defila: «Sono qui perché mi hanno invitato». In sala le parole dei tribuni non accendono gli entusiasmi e sembrano il trionfo del qualunquismo politico, un vocabolario dei luoghi comuni della politica italiana con frasi del tipo «Nuova stagione», «unità d’intenti», «Terza via», «la politica deve ritrovare luoghi di ragionevolezza». Scambi opinioni con il pubblico e la risposta è «siamo qui per vedere, per capirne un po’ di più». Chi ha capito come stanno le cose è Pierluigi Vinai, emissario del Pdl alla prima uscita pubblica di Alleanza per l’Italia. Viste le arringhe antiberlusconiane di Tabacci, capendo di aver sbagliato aula e interlocutore, si alza e se ne va.