Ecco il pacemaker a prova di interferenze

Con il nuovo dispositivo i pazienti cardiopatici avranno la possibilità di fare perfino la risonanza magnetica. A Roma i primi tre interventi

E' grande più o meno quanto una batteria di cellulare e per chi avrà la possibilità di impiantarlo rappresenta una vera e propria svolta. Con il nuovo pacemaker a prova di risonanza magnetica e metal detector, il cuore dei pazienti sarà protetto al massimo livello e tutti i rischi di interferenze con i campi magnetici prodotti da cellulari, elettrodomestici, varchi aeroportuali e dagli ingressi di sicurezza di banche e supermercati, verranno pressoché annullati. Il nuovo dispositivo cardiaco - dal peso di 21.5 grammi, dallo spessore di 8 millimetri e dalla durata di 10 anni - è stato presentato al Cavalieri Hilton Hotel di Roma nel corso del XIII Congresso internazionale «Progress in clinical pacing».

I primi tre interventi in Italia sono stati eseguiti la scorsa settimana all’ospedale San Filippo Neri di Roma dall’équipe del professor Massimo Santini, direttore del Dipartimento di cardiologia. «Gli impianti sono andati bene. L’intervento è in tutto e per tutto uguale a quello con i pacemaker standard, la durata è la stessa e nono ci sono rischi aggiuntivi - commenta Santini - ma grazie al nuovo dispositivo che abbiamo appena impiantato anche i pazienti con pacemaker potranno accedere a esami diagnostici più approfonditi e a cure mediche più appropriate, superando tutti i limiti finora legati alla terapia con pacemaker cardiaco».

Una svolta attesa da circa trecentomila pazienti in tutta Italia a cui era stata fino a oggi negata la possibilità di risonanza magnetica. Statisticamente, in Europa, ogni 5 minuti viene negato l’accesso agli esami diagnostici a pazienti con pacemaker. Solo nel territorio del Lazio ammontano a circa 60mila le persone interessate a questo nuovo dispositivo, di cui 40mila hanno bisogno di risonanze magnetiche. A Roma gli “impiantati” raggiungono la cifra di 30mila. Ma considerando che ogni anno in tutta la Penisola vengono impiantati almeno 60mila nuovi dispositivi, il numero è destinato a crescere a dismisura. «La risonanza crea un campo magnetico centomila volte più potente di quello terrestre, inviando onde radio attraverso il corpo per creare un’immagine interna dell’organismo - spiega il direttore di Cardiologa del San Filippo Neri - Durante l’esame si genera una dispersione elettrica pericolosa per i normali pacemaker. I dispositivi impiantati potrebbero interpretare quella dispersione elettrica come un’anomalia nel funzionamento del cuore, intervenendo con la terapia cardiaca benché non ve ne sia bisogno».

Inconvenienti superati con il nuovo macchinario “ultraprotetto”: «Il pacemaker di ultima generazione - chiarisce il professor Massimo Santini - ha le stesse dimensioni di quello standard ma il livello di energia trasmessa è stato ridotto al minimo ed è stato introdotto un nuovo sistema concepito per eliminare l’effetto della dispersione elettrica generata dalla risonanza attraverso modifiche strutturali dei cateteri e dei circuiti del generatore».