Ecco come Palazzo Chigi vuol sciogliere il nodo Fazio

Il governo punta all’uscita morbida ma la nomina del nuovo capo dello Stato e le elezioni potrebbero mantenere in sella il Governatore

Mario Sechi

da Roma

Atterraggio morbido, soft landing. Questa la strategia di Palazzo Chigi per sciogliere il nodo Bankitalia, assicurare al governatore Antonio Fazio un’uscita indolore ed evitare uno choc alla Banca centrale. Nessuna difesa a priori, nessun blank endorsement, nessuna girata in bianco all’operato di via Nazionale sul risiko bancario e nessun cedimento di fronte alle pressioni interne (club finanziari ultraprotezionisti) e a quelle esterne (gruppi bancari stranieri e giornali ultraliberisti).
Il premier sulla vicenda è «molto cauto», interpreta una posizione mediana tra interessi contrapposti, quella dell’esecutivo, che troverà forma nel prossimo Consiglio dei ministri. Gianfranco Fini ieri ha anticipato: «Credo che l’ipotesi di un mandato a termine del governatore della Banca d’Italia sia da prendere in seria considerazione». La posta in palio non è soltanto sul cosa (la durata del Governatore) ma anche sul come (il sistema di check-and-balance sulla finanza).
Su Bankitalia si gioca una doppia partita: politica e finanziaria. Da un lato un governo che alla vigilia delle elezioni deve ridisegnare il sistema di poteri di vigilanza e controllo, dall’altro un domino bancario in movimento con le operazioni sul capitale di Banca popolare antoniana veneta e sulla Banca nazionale del lavoro, l’integrazione di Unicredit con la banca tedesca Hvb e una possibile scalata sul capitale di Rcs da parte di soggetti che operano grazie all’apporto di consistenti linee di credito delle banche.
La domanda è: Fazio resta in carica, ma con quali poteri? Se quello del Governatore non sarà più - di fatto - un mandato a vita, la sua figura ne esce certamente depotenziata. Formalmente il Governatore conserva i suoi poteri, ma stavolta ogni passo dovrà essere misurato, il suo percorso è border line perché monitorato dai mercati e dalla politica. Se sul mandato a termine si può trovare un’intesa bipartisan in Parlamento (sempre che la Bce non si metta di traverso rivendicando il potere esclusivo sulle modifiche allo Statuto), più difficile sarà trovare una soluzione sulla riforma complessiva del risparmio. Alla riapertura delle Camere il disegno di legge sarà discusso a Palazzo Madama e si prevedono scintille. C’è chi ha proposto (il viceministro Mario Baldassarri) di ripartire dalla bozza Tremonti. Romano Prodi recentemente l’ha «saccheggiata», ma ciò non significa che poi in Parlamento ci sia la maggioranza trasversale per l’approvazione. Necessaria perché la Lega finora si è arroccata nella difesa in toto di Fazio pensando così di poter «corazzare» anche Fiorani, la Bpi e il disegno di una banca del Nord che si sviluppa sull’asse lombardo-veneto. Altra domanda? Se il mandato sarà a termine, quanto durerà ancora in carica Fazio? Qualcuno pensa di fissare la scadenza del Governatore a 70 anni. Fazio ne ha 69 e quindi sarebbe a un passo dall’addio. Solo un’ipotesi. Più concreto invece uno scenario intricatissimo. Un vero e proprio ingorgo istituzionale. Il voto delle Politiche sarà probabilmente il 9 aprile 2006. Il Governatore leggerà le sue Considerazioni finali il 31 maggio. Nel frattempo il nuovo Parlamento si sarà insediato, probabilmente sarà già nominato l’esecutivo. E il presidente della Repubblica? La partita del Quirinale in quel momento sarà apertissima con tutte le conseguenze immaginabili. Il Quirinale nella nomina del Governatore ha sempre fatto valere la sua moral suasion e non mancherà anche stavolta di far sentire il suo peso. A suo tempo Ciampi fu sponsor di Fazio (salvo pentirsene in seguito). Ma chi sarà in carica? Ancora Ciampi? O un altro al suo posto? E chi?
Da quest’intreccio di date e situazioni emerge l’interrogativo: Fazio deve cessare prima delle elezioni? O quando il risiko istituzionale è terminato e gli assetti politici sono più chiari? Nel primo caso non ci sono né i tempi né il nome del successore. Nel secondo, invece, se la sinistra vincesse le elezioni si troverebbe in mano il poker per prendere il piatto e piazzare un suo uomo a Bankitalia.
Chi nomina il governatore? Nomina e revoca sono nelle mani del Consiglio superiore di Bankitalia e «devono essere approvate con decreto del presidente della Repubblica promosso dal presidente del Consiglio dei ministri di concerto con il ministro dell’Economia e delle Finanze, sentito il Consiglio dei ministri». Procedimento complesso, dove entrano in gioco appunto il Governo, il Tesoro, il Quirinale e il collegio che regge Bankitalia.
Paradossalmente, dopo le elezioni, Fazio potrebbe essere l’unico sopravvissuto di questo romanzo a sfondo politico-finanziario.