Ecco un «paradiso» dove tutto è possibile

Si è aperta la mostra dedicata agli ultimi lavori del pittore Athos Faccincani

Laura Gigliotti

Fiori giganti, alberi lussureggianti, acque cristalline, cieli limpidi, sono lo scenario fantastico dei quadri di Athos Faccincani. «Immersi in un racconto di fiori e ruscello», secondo il titolo di un suo luminoso dipinto. Colori e luce sono i termini di riferimento della sua pittura che scivola nella sfera della fiaba e del sogno, al di là della ragione e della cultura, o forse ai limiti di entrambe, in un mondo incantato, senza conflitti e senza guerre, dove l’aria è pulita, i cieli azzurri, le piante crescono rigogliose, un Eden non toccato ancora dal peccato dove tutto è possibile. Sono questi i temi della maggior parte dei dipinti, non tutti, esposti nella mostra «Dalla figura al sole», opere dal '70 al 2005, aperta al Vittoriano fino al 6 novembre.
Nato a Peschiera del Garda nel 1951, Athos Faccincani, frequenta lo studio di Pio Semeghini e alla fine degli anni ’60 gli studi veneziani di Fioravante Seibezzi e Marco Novati. Pittore dalle amicizie letterarie importanti, da Salvalaggio a Montanelli, per sua esplicita ammissione è vissuto per anni senza leggere un libro, senza andare in un museo, aprendo però durante i cinque anni trascorsi a Cortina la sua casa ad artisti e intellettuali. Metodico nel lavoro, dipinge tutti i giorni dalle sette di mattina alla sera, esce pochissimo e dice «il mio mondo è la mia interiorità».
La mostra romana, una cinquantina di oli, alcuni di grandi dimensioni, documentano bene il cammino dell’artista e il suo passaggio dalla figurazione d’impegno sociale alla liberazione del colore. Da una pittura dalle tonalità scure e dal forte accento drammatico ed espressionistico (che ricorda certi temi cari a Carlo Levi), a una pittura che si esprime attraverso un uso sfrenato del colore. Sia che rappresenti paesaggi reali o fantastici, scorci di città come Venezia, Positano, Verona, Vieste, a dominare è sempre il colore, irreale e impossibile come in certe creazioni infantili.
Ma ora col ritorno alla figura si è aperta una nuova stagione. È quasi terminata la serie di dipinti che ripercorrono la storia della religione nella medicina destinata ad adornare il «Percorso Nobile» del San Raffaele di Milano. «In realtà don Luigi Verzè voleva degli affreschi», ricorda Faccincani.
Si tratterà invece di quattordici grandi quadri, gli affreschi avrebbero richiesto troppo tempo, sistemati in nicchie lungo i 250 metri di percorso come momento di sosta e riflessione. Per la loro realizzazione il pittore si servirà della collaborazione di una «bottega», come si faceva un tempo, costituita da una decina di ragazzi dell'est europeo, «tutti bulgari e bravissimi».
Complesso del Vittoriano, via San Pietro in Carcere, tel. 06-6780664. Orario: tutti i giorni 10-19. Fino al 6 novembre.