Ecco il partito dei Cattolici per l’Italia: «Lontani da progressisti e conservatori»

Il loro emblema è il triangolo. Il segretario: «Non ci rappresentano, ritiriamo la delega»

Via la geografia politica, spazio alla geometria politica. Fin dal simbolo, un triangolo equilatero scelto dai «Cattolici per l’Italia» come emblema per il nuovo partito presieduto dall’avvocato Antonio Procaccini.
Ieri, a Milano, una delle riunioni periodiche convocate per mettere a punto programma e strategia della nuova forza politica che punta dritta alle prossime elezioni politiche. «Basta - assicura il segretario politico Paolo Majolino -. I cattolici hanno tolto la delega a chi ha preteso di rappresentarli per settant’anni. Da oggi ci rappresentiamo da soli, non vogliamo più correre il rischio di non essere soggetti attivi nella vita politica del Paese». E, graficamente, il progetto è rappresentato dall’equidistanza degli angoli. «Lontani dai progressisti e dai conservatori, i cattolici vogliono essere persone serene. Alternativi, politici e non politicanti. Nel nostro simbolo ci sono la croce dei cattolici e la bandiera dell’Italia. I nostri valori sono quelli cristani, ben rappresentati dal cardinale emerito Giacomo Biffi. Ma sia chiaro, mica siamo dei bigotti. Semplicemente vogliamo incarnare una visione del mondo e della vita cristiana. Concreta e lontana dall’esagitazione della politica di questi giorni. Oggi troppo spesso la gente vota più per esclusione che per una precisa scelta. Se c’è un problema va affrontato da tutti e risolto con serenità». A conferma i progetti come la raccolta di fondi per la creazione di una casa famiglia per persone disagiate e i programmi dedicati ai bambini in difficoltà. «Non necessariamente stranieri - sottolinea Majolino -. Oggi c’è una sorta di razzismo alla rovescia. Quasi che per meritare aiuto sia necessario non essere italiani». E poi l’ambientalismo. «Perché deve essere appaltato solo ai Verdi e alla sinistra?».
«Il sistema proporzionale? Chiaro che i cattolici possono tornare a essere l’ago della bilancia. A essere un argine contro l’anticlericalismo che spinge addirittura un sindaco a vietare il tradizionale presepio in piazza. Non vogliamo essere ghettizzati nella nostra nazione che affonda le sue radici nel Cristianesimo. E non è una questione di ideologia. Siamo trasversali, tra di noi c’è chi militava addirittura nell’estrema sinistra. Marx diceva che per fare la rivoluzione bisogna distruggere e poi costruire. Noi non vogliamo distruggere niente. Vogliamo una politica e un’etica per cui in futuro non ci siano più i Fiorani».