Ecco la pax leghista: Bossi ruba il palco a Maroni

Il leader a sorpresa a Varese, l’ex ministro ne approfitta: "Umberto, caccia chi mi vuol cacciare". Ma <strong><a href="/interni/il_senatur_privato_processa_fa_come_fini/19-01-2012/articolo-id=567643-page=0-comments=1" target="_blank">il Senatùr in privato lo processa: "Fa come Fini"</a></strong>

Si comincia con un quarto d’ora di video amarcord. Umberto Bossi e Roberto Maroni che si parlano, si abbracciano, scherzano, sorridono. Si intendono. Immagini dell’ultima Pontida in cui l’allora ministro dell’Interno fu acclamato «presidente del Consiglio». Maroni che ricorda la notte del 1979 che «mi ha cambiato la vita»: quella dell’incontro con quel matto di Bossi. È il preludio del grande abbraccio, della pace tra Bossi e Maroni. Nell’incontro pubblico di Varese organizzato immediatamente dopo il veto bossiano emanato e ritirato contro i comizi di Maroni, ecco i due leader affacciarsi assieme sul palcoscenico del teatro Apollonio di Varese, uscire dalle quinte a braccetto, salutare i 1.500 leghisti accorsi a osannare Bobo.
«Io sono della Lega e la Lega è la mia casa - esordisce Maroni - ma qualcosa stasera devo dirlo. Questa serata nasce da una cosa brutta, un ordine a non partecipare a incontri pubblici come questo. Mi ha ferito profondamente perché l’ho sentita ingiusta, una punizione. Ma il dolore è durato poco, perché immediatamente si è scatenata una reazione strepitosa dei militanti. Ho sentito affetto e vicinanza dal popolo padano. Ho ricevuto oltre 400 richieste di incontri pubblici nella Padania. Pensavo di farmi aiutare dal mio sosia di Striscia la notizia... Terrò fede a tutti. La presenza di Bossi, un po’ a sorpresa, in una serata nata in fretta è la dimostrazione che questa cosa brutta non è venuta da lui ma da qualcun altro. Con affetto e fermezza dico che sono stufo di subire processi sommari quotidiani. Dicono che sono un traditore in cerca di visibilità, invidioso di uno che abita a Busto Arsizio...». Reguzzoni non viene nemmeno citato. «Umberto, ti faccio un appello - dice Maroni - queste cose che si dicono rompono l’unità della Lega. Non esistono maroniani e bossiani: esistono i leghisti. Questa serata dimostra l’amore dei militanti per te e la Lega. Queste cose non sono più sopportabili. Basta. È inaccettabile che chi si impegna venga sottoposto a queste nefandezze fatte circolare per cacciarmi dalla Lega. Chi lo dice dev’essere cacciato». È l’apoteosi. Il pubblico esplode in un «fuori-fuori». La strategia è chiara: Maroni è più bossiano del «cerchio magico», dei presunti fedelissimi. L’obiettivo dell’ex uomo del Viminale non è impallinare il leader indiscusso, ma i suoi scherani.
Le truppe maroniane si sono mobilitate da tutto il Nord Italia: da Bergamo dovevano venire con un pullman, poi annullato per dissimulare la capacità organizzativa dei frondisti. L’attesa è andata crescendo rapidamente; sui social network i militanti si sono dati appuntamento prima di cena per garantirsi il posto a sedere. E in effetti quella del teatro Apollonio era una sorta di «prima»: l’ouverture dell’alternativa a Bossi, il primo tempo della rivoluzione dopo la «fatwa».
Varese è la città di Maroni (oltre che dello stesso Bossi e di Mario Monti) e il suo feudo di fedelissimi, tutti schierati nelle prime file. Il sindaco Attilio Fontana e il presidente della Provincia Dario Galli sono sul palco. Da Bergamo si sono mossi i fedelissimi del parlamentare Giacomo Stucchi. Da Brescia è arrivata la frangia insofferente a Renzo Bossi, il figlio del Senatùr che lì ha preso i voti per entrare in consiglio regionale. Da Roma, invece, nel pomeriggio è partita la pattuglia di 17 deputati maroniani, tra cui Grimoldi, Dussin, Buonanno e Pini, che per essere a Varese hanno evitato di votare la mozione leghista (bocciata) sull’immigrazione. Auto anche da Piemonte e Veneto, dove il governatore Luca Zaia ribadisce che le posizioni di Maroni non sono diverse dalle richieste della base, e dove il sindaco di Verona Flavio Tosi, testa di ponte di Bobo nel Nordest, non rinuncerà a ricandidarsi in primavera con una sua lista affiancata a quella del Carroccio nonostante i divieti dei «cerchiomagisti». Da Tosi frecciate anche ieri: bisogna fare i congressi, ha detto, e votare i leader, compreso il capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni, il cui posto fa gola a Maroni ed è il grande imputato della serata.