«Ecco perché cantiamo l’inno della Lega»

Testo di Renato Cecchelli, musica di Marino D’Angelantonio. Ma l’ispirazione, per l’inno della Lega Nord Liguria, è arrivata dalla base, dall’entusiasmo degli iscritti e dei simpatizzanti che hanno spinto i «vertici» liguri. Lo conferma uno dei più convinti promotori e sostenitori dell’iniziativa, il segretario provinciale del Carroccio, Bruno Ferraccioli, candidato alla Camera nelle elezioni del 9 e 10 aprile, presente ieri con il segretario nazionale ligure Francesco Bruzzone e il sottosegretario agli Interni Maurizio Balocchi alla presentazione organizzata alle «Terrazze del Ducale»..
Perché un inno, Ferraccioli?
«Vogliamo, anche con questo mezzo, ricordare o sottolineare ancora una volta degnamente i valori dell’identità ligure».
Non per nulla, i versi sono in dialetto.
«L’utilizzo del genovese è obbligato. Significa mantenere saldi i contatti col passato, ma anche riproporre il senso della salvaguardia delle tradizioni in prospettiva futura».
Tanto più necessario oggi, nel momento in cui sono sempre più aperte le frontiere ai «foresti».
«Infatti. Al di là di ogni altra considerazione, ci pare più che mai opportuno affermare il diritto di tornare ad essere padroni in casa nostra. Che non vuol dire ostracismo a senso unico nei confronti dello straniero, ma piuttosto il giusto orgoglio e la consapevolezza dell’appartenenza».
Capita di sentirsi stranieri a casa propria.
«È questo il punto. Se viene a mancare la sensibilità verso i caratteri specifici del nostro passato, verso quello che rappresentano le nostre radici, non potremo neppure progettare un futuro coerente per noi e per le prossime generazioni».
In questo modo lanciate una sorta di messaggio.
«Senza dubbio è così. Del resto, lo dicono le parole stesse dell’inno».
Ricordiamone i passaggi essenziali, Ferraccioli.
«Nell’esordio c’è tutto: cantiamo pe sentì ancon parla zeneize, pe poei torna ancon in po indere, a-i tempi che i stranieri no ean tra i pe».
Più chiaro di così...
«Ma non c’è astio. È invece soprattutto un invito a riscoprire valori locali perduti o in via di estinzione».
Quando lo canterete, l’inno?
«In tutte le occasioni ufficiali o private, con o senza orchestra. Per rinsaldare l’amicizia, e sentirci, ancora e legittimamente, sempre più genovesi e più liguri».