«Ecco perché digiuno contro Tonino»

Wanda Montanelli al decimo giorno di sciopero della fame: «L’ex pm gestisce il partito secondo logiche maschiliste»

da Roma

Wanda Montanelli, lei è responsabile della Consulta Donne dell’Italia dei Valori ed è al decimo giorno dello sciopero della fame contro Di Pietro, come sta?
«Ho un po’ di capogiri e sonnolenza, ma continuerò a oltranza, finché Di Pietro non restituisce alle donne i loro diritti. Adesso che parlo mi sento già meglio».
Perché il digiuno?
«Non ho altri mezzi per rendere visibile l’umiliazione a livello politico, umano e sociale mia e delle donne del partito, oltre che di alcuni uomini che per anni si sono rimboccati le maniche per costruire mattone su mattone quella casa comune che è l'Italia dei Valori. Anche se digiunassi per un anno non raggiungerei la stessa umiliazione».
Cosa è successo?
«Noi in questo partito ci abbiamo creduto e ora registriamo con disappunto il fatto che Di Pietro inserisca persone della società civile, esterne al partito, perché le prime persone della società civile siamo noi: facciamo questo lavoro nel partito da molti anni con lo spirito del volontariato, lavorando di notte, le domeniche, le feste comandate».
Cosa risponde a chi potrebbe pensare che la sua sia un’iniziativa personale contro Di Pietro?
«Io sto facendo questo sciopero perché in questo partito manca la democraticità e contro la discriminazione delle donne. Ho iniziato il digiuno dopo la pubblicazione delle liste dei candidati proprio perché la mia iniziativa non fosse strumentalizzata».
Di Pietro cioè sta candidando soltanto uomini?
«Ha candidato un numero esiguo di donne, ma sono in condizione di non eleggibilità nelle liste, una presa in giro. Di Pietro non ha ascoltato le proposte delle donne per seguire la logica delle candidature della società civile. I candidati mi sembrano gli iscritti ad un club del golf per soli uomini».
Lei digiunò anche due anni fa per lo stesso motivo, allora Di Pietro intervenne. Ora l’ha chiamata?
«No, non mi ha chiamata questa volta. Di Pietro mi ha deluso per questo atto discriminatorio nei confronti delle donne, mi ha fortemente deluso, e non solo me, ma tante donne del partito».
Quante candidate volevate?
«Avevo chiesto di mettere in lista sette magnifiche donne, con passione, cultura, talento politico. Niente, zero. Come si fa a sopportare un'umiliazione di questo tipo? La risposta in pratica è stata: state zitte, arrangiatevi».
Lei parla di discriminazione delle donne nell’Italia dei Valori in generale, non solo per le liste, perché?
«Quando ci sono le assemblee nazionali del partito noi donne non abbiamo diritto di parola. Io credo ancora nell’Italia dei Valori perché è fatta di tante persone, uomini e donne perbene, ma questo si scontra con logiche verticistiche e maschiliste».
C’è chi vuole scioperare con lei per solidarietà?
«Ho avuto molte offerte da persone del partito. Molte sono mamme di famiglia. Io ho detto no. Basta che io accetti e loro sono pronte a farlo. Mi hanno chiamata molte donne del centrosinistra e anche del centrodestra».
Però c’è una donna candidata nell’Italia dei Valori, già deputata: Silvana Mura.
«Non dimentichiamo che è la tesoriera del partito, ha un ruolo di grande responsabilità. Ed è una sola».
È vero che ha recentemente citato in giudizio Di Pietro?
«Sì, una causa civile, contro la sua gestione discriminatoria nei confronti delle donne e mia, per il mio ruolo, ma anche per l’umiliazione inflittami come persona».
Perché dal 2006 ha continuato a credere in Di Pietro?
«Perché credo sempre in un ravvedimento. Ho scritto istanze a Di Pietro, ho chiesto di mediare. Ho parlato con Leoluca Orlando».
Proseguirà con lo sciopero della fame anche a Pasqua?
«Sì, non gliela do vinta a Di Pietro e alle persone che mal lo consigliano, porterò ancora avanti a lungo questa battaglia».