Ecco perché Furio Colombo aiuta l’odiato Berlusconi

Nelle soavissime smorfie e nei corbacceschi gridolini con cui Furio Colombo è tornato sere fa a esternare dal video il suo disprezzo per Berlusconi molti hanno forse visto l'ennesima espressione di un odio inestinguibile e assoluto. Errore, grave errore. È vero che quest'uomo, da quando il Cavaliere ha fatto irruzione nella nostra scena politica, non lascia passare un giorno della sua vita senza comunicargli, mediante i suoi scritti e i suoi discorsi, la sua implacabile ostilità. Io però credo che questo sia un trucco. Lui Berlusconi in segreto lo ama. Lo ama di un amore sconfinato come le forme gagliardamente rabbiose e ringhiose con cui si ostina a fingere di detestarlo. E la prova della grandezza di questo suo inconfessabile amore è proprio la sublime pertinacia con cui non cessa di capovolgerlo in pubblica esecrazione
Suppongo che lui, a questo punto, si chiederà sbigottito come ho fatto a scoprire quello che indubbiamente è il più oscuro, delicato, intimo segreto della sua complessa e squisita vita amorosa. Trattasi infatti di un segreto di cui lui vorrebbe essere, naturalmente, il solo depositario. Di un segreto che preferirebbe, insomma, portarsi con sé nella tomba. Immagino inoltre che il comprensibile desiderio di scoprire a sua volta la causa di questa mia singolare scoperta, poiché essa sembra presupporre una certa capacità di penetrare nei recessi più reconditi della sua anima, lo indurrà probabilmente ad attribuirmi chissà quali poteri medianici e metapsichici, se non addirittura negromantici e occultistici. Egli invece dovrà rassegnarsi ad accettare una spiegazione molto più razionale e prosaica. A permettermi di scoprire che la sua implacabile avversione per il Cavaliere è soltanto l'astuto travestimento di un immenso amore è stata infatti semplicemente la grande stima che ho sempre avuto per lui.
Provo a spiegarmi meglio. Anche io, come tutti coloro che hanno avuto il raro privilegio di conoscere questo intellettuale non meno squisito che battagliero, ho potuto constatare che egli è un uomo di una rara intelligenza. Proprio questa sua dote, unitamente alla sua raffinata istruzione, è del resto il vero motivo per cui non solo l'ho sempre ammirato e stimato, ma mi è sempre sembrato doveroso escludere che a un simile drago della cultura e della politica possa sfuggire quello che a mio sommesso parere è il principale dei tanti mirabili effetti che egli riesce a ottenere con l'ininterrotta ostentazione della rabbia che vuol farci credere di provare per il Cavaliere. Insomma lo stimo troppo per fargli il torto di credere che alla sua acutissima mente sfugga il fatto evidente che lo stile dei suoi attacchi al Cavaliere, sempre elegantemente ravvivati da raffiche di schifatissimi urletti e raccapriccianti boccacce, sono in realtà un sottile contributo alla diffusione del sospetto che l'oggetto di un così grottesco livore possa essere davvero un tipo in gamba. Sono perciò sicuro che il Cavaliere in cuor suo lo considera il suo pubblicitario più geniale.
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