Ecco perché hanno sgozzato l’interprete di Mastrogiacomo

Lo hanno sgozzato il giorno di Pasqua, anche se il povero Adjmal Nashkbandi era un musulmano e non onorava questa festività. Inoltre non avrebbe mai immaginato, accettando di lavorare come interprete per Daniele Mastrogiacomo, di diventare a soli 23 anni un agnello sacrificale. Un ostaggio di serie B per cui nessuno si sarebbe mai sognato di cedere altri talebani prigionieri. I tagliagole lo sapevano e lo hanno decapitato per terrorizzare i francesi, che hanno due ostaggi nelle grinfie dei talebani, mettere in difficoltà il governo afghano e creare scompiglio in Italia. Ventiquattro ore prima dello scadere dell’ultimatum e 16 giorni dopo la liberazione esultante dell’inviato di Repubblica, il povero Adjmal, la cui unica colpa era lavorare per un giornalista italiano e quindi un infedele, è stato ammazzato come un cane.
Shoabuddin Atal, portavoce del feroce mullah Dadullah - ma forse è solo uno pseudonimo di quest’ultimo -, ha annunciato domenica che Adjmal è stato «decapitato nel distretto di Garmsir, nella provincia di Helmand», dove è avvenuto il sequestro Mastrogiacomo.
L’esecuzione sarebbe avvenuta alle 15.05 locali, le 12.35 in Italia, ma i servizi afghani, che confermano, sostengono che lo hanno ucciso qualche ora prima. «Abbiamo chiesto il rilascio di due comandanti talebani in cambio di Adjmal Nashkbandi, ma il governo ha ignorato le nostre richieste», ha detto il portavoce dei tagliagole.
Il presidente afghano, Hamid Karzai, ha bollato la decapitazione come un «barbaro omicidio». I talebani, secondo il capo dello Stato, «hanno deciso di uccidere gli afghani e di liberare uno straniero (Mastrogiacomo) per distruggere l’Afghanistan rispondendo agli ordini degli stranieri». L’allusione implicita è al vicino Pakistan. Secondo Karzai, «il governo ha fatto degli sforzi per liberare Nashkbandi», ma purtroppo inutili. Il presidente afghano ha spiegato che l’interprete doveva essere liberato con Mastrogiacomo in cambio di cinque prigionieri talebani, ma qualcosa è andato storto.
Poche ore dopo l’esecuzione di Adjmal i servizi afghani hanno accusato l’uomo di Emergency, che ha organizzato lo scambio, Rahmatullah Hanefi, di aver fatto il doppio gioco. L’intelligence lo ha arrestato il giorno dopo la liberazione di Mastrogiacomo. Saeed Ansari, portavoce dei servizi afghani, ha dichiarato che Rahmatullah «ha consegnato gli ostaggi ad Haji Lal, un aiutante di mullah Dadullah, nel distretto di Sangin». In pratica avrebbe fatto cadere Mastrogiacomo, l’interprete e l’autista in una trappola, con il miraggio di un’intervista a un comandante talebano. Gino Strada ha respinto con parole durissime le accuse, e fino a quando non verranno presentate le prove la faccenda rimarrà ingarbugliata.
Nel frattempo i talebani cercano di sfruttare il terrore delle decapitazioni minacciando di uccidere un medico afghano sequestrato, assieme a tre infermieri e un autista, il 27 marzo vicino a Kandahar. I tagliagole vogliono che il governo apra negoziati entro il 15 aprile per il rilascio degli stessi comandanti talebani chiesti in cambio dell’interprete di Mastrogiacomo. Rahimullah Samander, presidente dell’Associazione dei giornalisti indipendenti afghani, ha annunciato che tutti i media afghani «parteciperanno al boicottaggio delle informazioni e delle dichiarazioni rilasciate dai talebani per una settimana». L’invito è stato esteso alla stampa straniera.
Su Arman e Milli («L’ideale nazionale»), uno dei giornali più duri sul caso Adjmal, è comparso un editoriale contro Karzai in cui si denuncia che «le pesanti pene inflitte ai talebani assassini non vengono applicate». Il giornale scrive che i tagliagole «da questo momento in poi dovrebbero essere giustiziati».