Ecco perché i cardinali vogliono che Casini vada con Berlusconi

Il presidente della Cei Angelo Bagnasco, che due giorni fa aveva commentato la fiducia al governo Berlusconi come «desiderio di governabilità, espresso in modo chiaro e democratico», ha celebrato ieri una messa al Senato dicendo che c’è bisogno di «aperture e di dialogo». Nelle stesse ore, il presidente del Movimento Cristiano Lavoratori, Carlo Costalli, dichiarava che i «poli nati sull’emotività di una sconfitta avranno prospettive di breve durata». E il sociologo Luca Diotallevi, vicepresidente delle Settimane Sociali, spiegava al Giornale come l’alleanza tra Casini e Fini appaia «molto eterogenea» perché «i due sembrano uniti solo dall’interpretazione di comportamenti parlamentari a danno degli elettori». Il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, infine, ha scritto, a proposito del terzo polo, che «non c’è bisogno di un terzo pasticcio», ma di una scelta «gratuita» di servizio agli interessi del Paese.
Risulta del tutto evidente che alle gerarchie e a una parte considerevole del mondo cattolico, anche di quello che non ha mai mostrato un eccessivo gradimento per Berlusconi, l’esperimento di Fini, Casini e Rutelli non piace. Appare piuttosto un’operazione nata a tavolino sulle macerie della sconfitta di coloro che speravano di sfrattare il Cavaliere da Palazzo Chigi con il voto del 14 dicembre. Un’operazione che desta preoccupazione in chi non condivide le posizioni del presidente della Camera su alcuni temi eticamente sensibili, e ha invece apprezzato il modo con cui governo e maggioranza hanno agito a questo proposito. Non è un mistero che nelle scorse settimane il cardinale Ruini, in sintonia con i sacri palazzi vaticani, abbia cercato di frenare l’alleanza tra Udc e finiani. Questa iniziativa non è stata dettata da simpatie berlusconiane, quanto piuttosto dal ritenere che le ragioni dei cattolici possano essere meglio rappresentate, nell’attuale frangente storico, dal centrodestra.
Pier Ferdinando Casini non ha dimostrato aperture in questo senso, fedele al suo mandato di forza di opposizione. Il leader dell’Udc si è limitato ad ascoltare, e poi ha deciso di agire in tutt’altro modo, dando vita al terzo polo. Voci autorevoli del mondo cattolico gli suggerivano invece di aprire un confronto con il premier non sulle poltrone, ma sull’agenda di temi quali la bioetica, la creazione di un sistema scolastico veramente paritario, la promozione della famiglia e il suo concreto sostegno attraverso un nuovo fisco e un federalismo solidale. Gliel’avevano chiesto e continuano a chiederglielo, sperando in un rafforzamento della componente centrista di matrice cattolica della maggioranza.