Ecco perché Ibra potrebbe andarsene

«Voglio provare qualcosa di nuovo». Nel giorno dell’ufficialità della rescissione consensuale del contratto di Adriano, Zlatan Ibrahimovic pensa a un futuro lontano dall’Italia e tiene caldo il fronte nerazzurro: «Ho un contratto con l’Inter e mi trovo bene qui - ha dichiarato la scorsa settimana a British Eurosport, in una intervista che in Italia si potrà vedere solo lunedì sera nel programma Eurogol -. Ma allo stesso tempo vorrei provare qualcosa di nuovo, visto che sono in Italia da cinque anni. Qui ho vinto tutto e ho imparato molto - ha detto lo svedese -. Ma c’è un momento nella vita, come quando ero all’Ajax, in cui dici a te stesso che vuoi provare qualcosa di diverso. Dove? Mi piace il calcio spagnolo, è molto divertente e tecnico e si adatta perfettamente al mio modo di giocare».
Già dopo l’eliminazione in Champions, Ibrahimovic aveva agitato le acque lasciando intendere l’eventualità di una svolta nella sua carriera. Il 22 marzo dopo il 3-0 alla Reggina aveva gelato i tifosi: «Non so se resto. Vedremo». Poi nuovo sfogo con la Fiorentina, i mal di pancia, Moratti seccato, Mourinho che cuce, Tronchetti Provera che esce allo scoperto: «Con un’offerta da cento milioni di euro si ha l’obbligo di pensarci». Altri spifferi al termine di Inter-Samp, nuova eliminazione, niente finali a Roma quest’anno.
Zlatan Ibrahimovic ha un contratto quinquennale con l’Inter rinnovato la scorsa stagione e percepisce 11 mln l’anno. L’ipotetica operazione avrebbe un costo di circa 170-200 milioni fra costo dell’ingaggio e cartellino, una cifra che al momento solo il Real Madrid, indipendentemente dal suo futuro presidente, può programmare. Ma questo per la società spagnola significherebbe abbandonare le piste Cristiano Ronaldo e Kakà, quindi dichiarare fallimento su tutta la linea dopo aver inseguito i due giocatori per un’eternità. E Zlatan sarebbe il ripiego. È stata avanzata anche l’ipotesi Eto’o con l’inserimento del Barcellona, ma nasce solo dal mancato rinnovo del contratto del camurunense.
L’Inter non si scuote, società e presidente sono sereni, sicuri di normalizzare anche questa bizzarria di fine stagione. Forse Ibra si sente solo trascurato, tutti parlano di Cristiano Ronaldo conteso fra Premier e Liga, di Kakà che costringe il Milan a rintuzzare gli attacchi frontali del Madrid ogni quarto d’ora, di Messi che punta al Pallone d’oro in una squadra che lo supporta alla grande. Lui si sente al massimo della forma, è convinto di avere ancora margini di miglioramento e vuole farlo sapere in giro. Ma siamo certi che sia tutto così tragicamente reale lo scenario che dipinge?
Se avesse vinto una Champions come Cristiano Ronaldo, o se avesse fatto quello che ha fatto Kakà a Old Trafford, o se avesse seminato di reti il cammino del Barça in Champions come Messi, allora qualche ragione in più starebbe dalla sua parte. Non è in discussione la differenza che ha fatto e continua a fare in serie A, il resto lo svedese deve ancora giocarselo. Comunque il suo è un segnale forte: mi chiamo Zlatan e sono sul mercato.
Il suo procuratore Mino Raiola, non ha smentito. «Ibra dice sempre quello che pensa». Altro non ha voluto aggiungere, nessun contatto, non c’è dietro un club, al momento solo una dichiarazione di intenti del suo assistito.
Tutto questo ha un effetto immediato, scagliare sottotraccia la fine di Adriano, il giocatore comprato tre volte da Moratti, 8 anni, 74 gol, il primo a Madrid, l’ultimo nel derby, mai banale, come la sua vita.