Ecco perché io condanno le Iene

Conosco la fattispecie. Ho incrociato in memorabili occasioni le Iene, così come i portatori di Tapiro, i Ghione e gli Staffelli. Ho avuto con loro epici scontri, da cui non sempre sono uscito vincitore. Ma non per gli episodi in sé, che, al di là della mia rabbia, potevano consentire una valutazione degli argomenti delle due parti, ma per interventi in post-produzione, i tagli o l'uso di mie dichiarazioni, piegate a significare altro da quanto avevo detto. Nel caso di «culattoni raccomandati», la formula con cui apostrofai il Trio Medusa, preso atto che nessuno dei tre componenti aveva fatto il servizio militare, fui mostrato arbitrariamente come un oppositore dell'obiezione di coscienza, con una evidente alterazione delle mie considerazioni che erano strettamente limitate ai tre antagonisti, e non a chiunque avesse legittimamente evitato il servizio militare. Nel caso, ancora più specioso, di mostre e musei visitati di notte, fui fatto passare per un disturbatore di custodi che, per diletto, faceva aprire le sedi espositive fuori orario, dimenticando che il custode di un museo, come il portiere di notte di un albergo, lavora in quelle ore e deve essere sveglio. La mia presenza era esattamente come quella di un ufficiale in caserma, che si affianca ai suoi dipendenti, non diversamente dai soldati di guardia, come avviene regolarmente per elettricisti, allestitori, geometri, architetti, restauratori, quando si montano le mostre; o ad altri addetti ai lavori, come giornalisti, fotografi, organizzatori durante le inaugurazioni, le aperture alla stampa, le serate di visite aziendali. E qualunque altra occasione che preveda la presenza di tecnici, quale io sono. Ma, per le Iene, io semplicemente disturbavo i custodi. Anzi, li svegliavo. Abituato, dunque, al ribaltamento della verità, non mi stupisco che le Iene oggi pretendano di ribaltare l'esito negativo del loro incontro con il figlio di Mastella che, affrontandole a muso duro, ne ha evidenziato la prepotenza e le contraddizioni. Avendo perso sul campo, cercano una rivincita, in forma di replica, come se non fossero già stati alla pari, e anzi, in condizione di vantaggio di campo, rispondendo al figlio dello statista in studio, con tutto l'agio di metterlo in cattiva luce. Mediaset, da me invocata, in un altro incontro con le Iene, appellandomi a Confalonieri, perché non consentisse il loro assalto cogliendo di sorpresa l'interlocutore per strada, non consente loro di approfittare del vantaggio di spiegare, replicare, senza l'interessato che sarebbe sicuramente in grado di metterli di nuovo in difficoltà. Per quanto mi riguarda, questa vicenda è più assimilabile al mio scontro con gli inviati di «Striscia la Notizia», respinti per due volte, in modo perentorio, perché non volevo accettare la loro presunzione di colpa rispetto a Giorgio Corbelli e all'azienda Telemarket aggredita da una inchiesta senza alcun fondamento su presunti falsi di litografie di Cascella (una contraddizione in termini, essendo comunque le litografie riproduzioni). La scanzonata impresa della consegna del Tapiro di «Striscia la Notizia» portava con sé il rischio serio di compromettere l'azienda sana con una falsa accusa e di costringerla alla chiusura con il rischio del lavoro di centinaia di dipendenti. Si aggiunga la mortificazione di un uomo costretto in galera. Non si fa. Tanto più, allora, appare di cattivo gusto il gesto di portare le arance per la madre, agli arresti domiciliari, intercettando il figlio per strada. Ha fatto benissimo Mastella junior a reagire come ha reagito, e, al di là della fondatezza delle sue controaccuse, a ostacolare e a impedire il giudizio sommario e diffamatorio delle Iene. A maggior ragione oggi che il più alto responsabile delle istituzioni in materia di giustizia, il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, ha giudicato l'arresto di Sandra Lonardo illegittimo. Questa è l'ennesima dimostrazione dell'ingerenza della magistratura nella vita politica, democratica, fino all'effetto imprevisto, ma non imprevedibile, di fare cadere il governo, per una futile accusa. Anche la condanna a cinque anni di Cuffaro, evidentemente sproporzionata per un favoreggiamento semplice, e comunque eventuale, non certo, a un conoscente non considerato mafioso (atteggiamento che ha il 90% degli italiani e il 100% dei magistrati solidali l'un l'altro come nessuna casta) è una straordinaria, intollerabile ingerenza della magistratura nella politica siciliana fino alla sostanziale diffamazione, di far coincidere, con la legittimazione dell'inchiesta giudiziaria e del processo, Cuffaro con un mafioso, la politica siciliana con la mafia. Saranno certamente pronte casse di arance delle Iene per Cuffaro. Il quale ha usato la televisione per la divertente sceneggiata, auto-ironica, ma non autocritica, della «coppola». È chiaro che la televisione, e quella delle Iene e di Striscia in particolare, può avere effetti devastanti, ma c'è un limite al rovesciamento della verità. E avendolo già tentato nel caso del figlio di Mastella, senza riuscirci, mi sembra veramente inopportuno che, con ulteriori insinuazioni, e gridando all'attentato contro la libertà di stampa (che, giusta una sentenza della Cassazione, non può coincidere con la libertà di diffamazione), le Iene vogliano adesso riprovarci ricostruendo i fatti attraverso una loro versione spacciata per replica. Appare, quindi, perfettamente corretta la posizione di Mediaset e, allo stato, dopo l'ingiusto arresto di Sandra Lonardo, un'altra indebita diffamazione che la dialettica politica e le possibili future scelte di Mastella, anche in una intesa con il centrodestra, abbiano la complicità delle televisioni di Berlusconi. In questi anni l'ingerenza della televisione nella politica è stata di gran lunga inferiore alla ingerenza forzata e prepotente della magistratura. Come è evidente a tutti, meno a coloro che credono di potere ancora trarre vantaggi da azioni così scellerate.
Vittorio Sgarbi