"Ecco perché io, interprete dialettale, sono orgoglioso di dire Viva l'Italia"

L'intervento di Davide Van de Sfroos: &quot;<em>Viva l’Italia</em> non è <em>Bella ciao</em> o <em>Tripoli bel suol d’amor</em>, composte in un
periodo di guerra o di regime. E’ una canzone che ha al centro gli
italiani. Io non ho paura di essere italiano, anzi, mi sento italiano
perché conosco gli italiani. E alla fine, proprio perché canto in una
lingua cosiddetta dialettale, mi piace dire Viva l’Italia gioiosamente
piena di tutti questi dialetti&quot;

di Davide Van de Sfroos 

Per cominciare dall’inizio, sono stati Gianni Morandi e Gianmarco Mazzi a propormi di cantare Viva l’Italia di Francesco De Gregori al Festival di Sanremo. Naturalmente la conoscevo e ricordavo quasi tutte le parole a memoria. Ci ho pensato su. E ho accettato. È una canzone perfetta. E’ perfetta anche per me, che pure ho cantato Poor'Italia, prendendomela con chi la diceva, questa frase, e non faceva nulla per migliorare la situazione. Dire Viva l’Italia oggi significa celebrare un paese che ne ha viste di tutti i colori ma continua ad avere l’ultima parola e a meritarsi gli auguri.

Qualcuno dirà: proprio tu, Van de Sfroos, che canti in dialetto. In realtà, con le mie canzoni attraverso in lungo e in largo questo paese, che sento mio, che sento appartenermi fino in fondo. I miei concerti al Sud, isole comprese, sono molto seguiti. D’altronde, per chi non l’avesse capito, tutto il mio cantare ciò che accade fuori dalla mia porta di casa, tutto ciò che accade nella terra dove vivo, non è un invito a chiudere la porta e non fare entrare nessuno. Tutt’altro. È un urlo per dire: ecco come siamo qui, confrontiamoci perché l’Italia è unita dalle differenze, perciò non importa che uno sia nel Salento oppure nel Monferrato, nell’Istria o sull’Aspromonte. Come si sa, non è una canzone comoda, anzi, è una canzone che definisce l’Italia «nuda come sempre» che si divide in «Italia dimenticata e Italia da dimenticare». Sono concetti che Francesco De Gregori ha fissato con una lucidità impressionante e difatti, nonostante l’abbia scritta così tanto tempo fa, è ancora così nitida e così precisa. A proposito. Dopo aver accettato di cantarla, ho chiamato De Gregori per dirglielo.

«Non posso impedirlo ma con te sono tranquillo», mi ha più o meno risposto. Per me, non è stata una benedizione, ma quasi. In fondo Viva l’Italia non è Bella ciao o Tripoli bel suol d’amor, composte in un periodo di guerra o di regime. E’ una canzone che ha al centro gli italiani. Io non ho paura di essere italiano, anzi, mi sento italiano perché conosco gli italiani. E alla fine, proprio perché canto in una lingua cosiddetta dialettale, mi piace dire Viva l’Italia gioiosamente piena di tutti questi dialetti.