"Ecco perché le maestre di Rignano sono libere"

Il legale delle famiglie: «Ma l’impianto investigativo è confermato»

Roma - Arrivano le motivazioni della sentenza con cui il Riesame di Roma ha scarcerato cinque dei sei indagati arrestati per i presunti casi di pedofilia a Rignano Flaminio. Per l’inchiesta della procura di Tivoli è un altro duro colpo. Come previsto, nelle 40 pagine depositate ieri sera, il collegio presieduto da Bruno Scicchitano nega i «gravi indizi di colpevolezza» con i quali pm e gip di Tivoli avevano ritenuto di inchiodare i primi sei indagati, arrestandoli il 24 aprile scorso. Secondo il tribunale del riesame, carte alla mano, il teorema accusatorio non si regge in piedi. «Il materiale indiziario emergente dagli atti - si legge in un passaggio del provvedimento - pur sussistente appare insufficiente e anche contraddittorio, sì da non integrare la soglia di gravità richiesta». Dunque il collegio romano ha fatto proprie molte delle osservazioni critiche sollevate dai difensori degli indagati, sottolineando quindi non soltanto l’«insufficienza» degli indizi, ma anche la natura contraddittoria di quanto raccolto nei primi mesi dell’inchiesta.
Ma i giudici del riesame non risparmiano una critica neanche troppo velata al modo in cui sono state condotte le indagini. «In presenza di dichiarazioni accusatorie formulate da bambini di 4 anni - scrivono i magistrati nelle motivazioni - il tribunale ha l’obbligo, al fine di escludere ogni possibilità di dubbio e di sospetto che esse siano conseguenti a un processo di auto o di etero-suggestione oppure di esaltazioni o di fantasia, di sottoporre le accuse medesime a un’attenta verifica». Verifica che, evidentemente, Bruno Scicchitano e gli altri giudici del Riesame, ritengono non ci sia stata. Il provvedimento ricorda, infatti, come «in assenza di sicuri e certi elementi di riscontro la prospettazione accusatoria in questa sede non può essere asseverata».
Allo stato degli atti, quindi, mancano persino gli elementi per scongiurare con certezza che dietro alle terribili accuse de relato dei bambini, finite nelle denunce presentate dai loro genitori ai carabinieri di Bracciano, ci sia stato come prospettato dai difensori degli indagati un «processo di auto o etero suggestione», o comportamenti dovuti a «esaltazioni» o «fantasia».
Un’osservazione che suona come decisa smentita rispetto a quanto affermato dal pm di Tivoli Marco Mansi nella sua requisitoria finale nel corso dell’udienza del riesame. In quell’occasione, il magistrato aveva sostenuto di considerare gli elementi di prova già raccolti a carico degli indagati sufficienti addirittura per chiederne il rinvio a giudizio. E se la decisione del riesame aveva bocciato questa convinzione, le motivazioni depositate ieri finiscono di demolire il teorema dell’accusa. Che, dopo la scarcerazione dei cinque indagati ordinata dal riesame, aveva cambiato strategia. Prima rimettendo il libertà la sesta indagata senza attendere che il riesame si pronunciasse anche sul suo arresto. E poi tentando di recuperare proprio sui punti deboli indicati dal tribunale della libertà. Così, mentre un’altra insegnante di sostegno finiva nel fascicolo d’indagine, nelle ultime sue settimane il pm Mansi ha chiesto e ottenuto al gip un incidente probatorio per «cristallizzare» il racconto dei bambini. Una decisione ritenuta tardiva dalle difese degli indagati.
Quanto agli avvocati dei genitori dei bambini vittime dei presunti abusi, i primi commenti al deposito delle motivazioni sono improntati alla prudenza. «Gli indizi sono stati ritenuti non sufficienti a supportare l’ordinanza di custodia cautelare ma comunque sufficienti a sorreggere un quadro investigativo che merita approfondimento. Ed evidenziamo come già la Procura si sia mossa nel senso indicato dal tribunale della libertà», ha osservato l’avvocato Antonio Cardamone.