Ecco perché Maria sta bene: è convinta di tornare in Italia

Monica Bottino

«Vado a casa presto mi hanno detto le dottoresse. E tu Sasha mi vieni a trovare in Italia». Le prime attendibili notizie di Maria, la piccola bielorussa rimpatriata con il blitz dello scorso 29 settembre, arrivano dall’inviato del Secolo XIX di Genova, che ha rintracciato l’orfanotrofio dove si trova la bambina, a Borisov, pochi chilometri da Minsk e ha incontrato la famiglia che ospita Sasha, suo fratello. Mentre le dottoresse della Asl Antonietta Simi e Laura Battaglia sono rientrate in anticipo e sostengono genericamente - attraverso il tribunale dei minori di Genova - che Maria sta bene, le parole che la piccola ha detto al fratello inducono a dubitare che possa restare serena a lungo. Alla bambina (controllata a vista da una dottoressa-agente del Kgb), infatti, è stato detto che i Giusto stanno facendo i documenti per adottarla (secondo il presidente del Tribunale dei Minori Adriano Sansa era il modo per convincerla a lasciare l’Italia), e dunque la bambina aspetta solo di raccogliere le sue poche cose e tornare da «mamma e papà». Aspettativa che non viene ostacolata dal fratello che ama molto l’Italia e viene ospitato in una famiglia sarda ogni estate. I due bambini sperano che il loro futuro non sia in Bielorussia, ma con le persone che li amano in Italia. La famiglia Vasilevski che ospita Sasha ha altri due figli grandi e certamente non può, senza consistenti aiuti economici, farsi carico anche di Maria. Eppure Alenia e Sergei, i due genitori affidatari di Sasha, sarebbero anche disposti ad accogliere la piccola per un periodo, in attesa di un’adozione. Che la logica, dice la gente in Bielorussia, vorrebbe fosse in Italia. Infatti il caso di Maria continua a far parlare i bielorussi che s’interrogano, sui forum e sui quotidiani, sul futuro dei bambini senza famiglia che vivono negli Internat. Mentre Lukashenko ferma i viaggi degli orfani (riprenderanno soltanto se le famiglie italiane s’impegneranno per iscritto a non volerli adottare) e offre contributi a chi adotta in Bielorussia, i suoi concittadini non sembrano propensi a farlo. Larissa Znosenko, ispettore capo per la difesa dell’Infanzia al Centro nazionale adozioni di Minsk non si ricorda - come riporta il giornale Sovetskaja Belarussia - «neanche un caso in cui le famiglie bielorusse abbiano adottato un orfano malato, ma neanche un adolescente sano, né un bimbo di prima elementare». «Dateci un piccolo sano e basta, preferibilmente una bimba bionda, con gli occhi azzurri e che abbia meno di un anno», chiedono le coppie in attesa di adottare, racconta la giornalista bielorussa Ludmila Gabasova. I dati parlano chiaro. L’amore delle famiglie italiane che ospitano i piccoli bielorussi non ha confini di età né di salute, come spiega la psicologa bielorussa Larissa Sazanovich, da quindici anni in Italia: «I bambini degli orfanotrofi non li vuole nessuno a Belarus - dice -, li considerano un po’ ritardati. Invece questi piccoli recuperano tantissimo quando arrivano in Italia e sono circondati dall’affetto di una famiglia che li nutre di cibo sostanzioso e di amore. Per questo è importante che i viaggi non si fermino».
La politica di Lukashenko sugli incentivi alle famiglie non dà risultati. Lo conferma un articolo pubblicato lo scorso 21 settembre sul giornale on line www.gazetaby.com dal titolo «I bambini rimarranno senza genitori». «Dai dati ufficiali del 2004 - si legge - gli stranieri hanno adottato 596 bambini bielorussi, le famiglie bielorusse 365. Dopo la nuova legge, nel 2005, gli stranieri hanno potuto adottare solo due bimbi bielorussi, le famiglie bielorusse, invece, nonostante gli incentivi, hanno adottato solo tre bambini in più rispetto al 2004». «Ciò significa che gli oltre 11mila in stato di adottabilità non suscitano in noi alcun interesse, già in partenza», concludono i vertici del centro nazionale adozioni di Minsk.