«Ecco perché mi piacciono i banchi»

Mi riferisco alla «querelle Piazza Banchi» innescata dal pezzo di Sergio Maifredi, cui hanno fatto seguito gli interventi di Diego Meldi. Lo scambio di opinioni aiuta a capire e, dunque, mi farebbe piacere poter dare il mio contributo. Dico subito, per sgombrare il campo da eventuali incomprensioni, che «voglio bene» ai banchi in cui si vendono libri, cassette audio/video e, soprattutto, i vinili. Tra l’altro, in tempi recenti, sono stati rinnovati ed adeguati nelle strutture espositive con un rilevante esborso economico.
Non ho mai condiviso l’idea di una presunta superiorità della fruizione «arida» dell’oggetto artistico e/o architettonico, decontestualizzata. Di esempi di paesaggio urbano buono ce ne sono parecchi, ma mi viene, immediatamente, da pensare ai tanti bouquinistes (a volte in condizioni estetiche davvero «disperate») sui Lungosenna parigini. Nessuno ne chiederebbe la cancellazione per migliorare la vista sul fiume. In entrambi i casi (piazza Banchi e Lungosenna), a mio avviso, si tratta di un paesaggio urbanizzato buono. In particolare, i banchi di libri e dischi sono una sorta di centro culturale all’aperto, un avamposto contro il degrado (vero) sempre in agguato in quell’area. Ci s’incontra, si scambiano idee, si danno informazioni (tante!) ai turisti che vi passano un po’ disorientati (ma non certo dai banchi).
Tra l’altro, se diamo uno sguardo alla storia (e la memoria è sempre importante) la tradizione dei «banchi» risale addirittura ad epoca medievale, punto d’incontro dei commerci e da qui deriva il nome stesso della piazza. Altra cosa (e devo dire che il titolo dato al pezzo di Maifredi è stato decisamente fuorviante) è il denunciare i «tappetini» o «cassette della frutta-espositori», quelli sì (e non i banchi...) abusivi e su cui sono in vendita merci contraffatte o d’infima qualità. Ma, soprattutto, deve interessare il destino, ondivago da troppi anni, della Loggia, un vero e prezioso gioiello da non sprecare assolutamente.
L’ultima, freschissima, notizia parrebbe quella di una sua funzione ad «Urban Center»... che dire... Speremmo ben...
Cordialmente