Ecco perché le negano la scuola

Niente più telescuola per Giulia, la studentessa affetta da una grave disfunzione del sistema immunitario, che non le permette di andare a scuola ed entrare in contatto con i suoi coetanei. Da 4 anni chiede di poter seguire le lezioni da casa, via computer e web, ma il Comune e il IV municipio fanno orecchie da mercante. Ieri Il Giornale aveva raccolto la protesta della mamma della ragazza, Maria Teresa Arni, che da 4 anni si batte per la riattivazione del programma «Albatros»: telecamere a circuito chiuso, installate in classe e a casa, che consentono all’alunno disabile di collegarsi all’aula scolastica e partecipare attivamente alle lezioni. Il programma era stato attivato dai servizi sociali del IV municipio, nel gennaio 2004, ma ha funzionato solo due mesi. Inutili le proteste dei genitori di Giulia, che hanno inviato lettere all’ex sindaco Veltroni, alla delegata capitolina ai problemi dell’handicap, Argentin, a quella dei Servizi Sociali, Milano, e ai presidenti del IV municipio, Salducco e Cardente. Ieri ci siamo recati nella sede del IV municipio, per chiedere delucidazioni al minisindaco, Alessandro Cardente. Ci ha ricevuto l’addetto stampa, e insieme abbiamo faticosamente ricostruito la vicenda. «Il presidente ha ereditato questa situazione dall’ex presidente Salducco, ha effettuato delle verifiche ed è venuto fuori che il progetto, finanziato dal Comune nel 2003 con 12mila euro e messo a disposizione dei servizi sociali del municipio, comprende i computer, le web-cam e tutti i programmi necessari al suo funzionamento, ma non il collegamento telematico tra abitazione e scuola». Questo significa che il progetto non copre le spese della bolletta telefonica, che così restano a carico della famiglia Arni? «È così - risponde l’ufficio stampa - del resto, una lettera inviata dal referente scolastico a Cardente, del 14 settembre 2006, precisa che “le motivazioni dell’interruzione del progetto vanno ricercate nella mancata chiarezza sull’accollo dei costi di assistenza tecnica e di gestione in genere, comprese le bollette telefoniche”». Il Comune, dunque, che pure finanzia con milioni di euro le Notti Bianche ed eventi di ogni genere, si rifiuta di spendere poche centinaia di euro al mese per pagare la bolletta telefonica di Giulia. Che fine ha fatto il dischetto che contiene il software? «Attualmente non è nella disponibilità del municipio - risponde l’ufficio stampa - sembra che una mano ignota, forse per errore, lo abbia cancellato». Immediata la replica della signora Maria Teresa, che preannuncia una denuncia alla Procura: «Cardente, che ha ricevuto le nostre raccomandate in cui chiedevamo dei chiarimenti, non si è mai degnato di rispondere, e così il vicepresidente del municipio e tutti i dirigenti. Inoltre abbiamo più volte chiesto all’attuale minisindaco e a quello precedente, Salducco, di attivarsi per reperire i contributi necessari per il mantenimento dell’attacco telefonico ma questo non è mai avvenuto». Il progetto, nato per Giulia, potrebbe essere messo a disposizione di tutti i ragazzi diversamente abili, che per vari motivi sono impossibilitati a seguire le lezioni in classe. «Mantenere il contatto con i compagni - spiega Maria Teresa - stimola i bambini a combattere e superare la malattia».