«Ecco perché noi stiamo col Professore»

Per l’ex presidente degli industriali «il conflitto fra prodiani e rutelliani si scioglierà come neve al sole»

Torto marcio a Rutelli, tutte le ragioni a Prodi: chi s’aspetta una sentenza manichea dagli esponenti liguri dell’Ulivo più vicini al professore non immagina nemmeno lontanamente l’universo di sfumature che riserva un viaggio nel mondo dei prodiani doc. A cominciare da Stefano Zara, deputato del Collegio 10, che ha scelto di aderire fin dall’inizio al Gruppo misto. «Il vero banco di prova dell’Ulivo - esordisce Zara - non è l’esito della diatriba fra Rutelli e Prodi, o anche fra rutelliani e prodiani di stretta osservanza. Questa, se mai, è solo la tempesta prima della quiete. Il banco di prova, piuttosto, è il programma, che viene rinviato. Ed è per questo che io ho molti dubbi sul finale di partita». Zara non si fa pregare per esprimere un giudizio fermo sulla «guerra civile» in atto nel campo della sinistra, ma distingue fra conseguenze immediate delle tensioni e obiettivi strategici: «Parlo da ulivista convinto - sottolinea -. Chi mi conosce e chi mi ha votato sa che credo nel bipolarismo e nell’Ulivo come valore, in quanto soggetto unitario che rappresenta i valori di un partito riformista, democratico, liberal-socialista, che coniuga la componente solidarista-cattolica con quella laico-socialista in una prospettiva unitaria. Del resto, sono l’unico parlamentare dell’Ulivo-e-basta, senza appendici di partito. E allora, se ci ragioniamo un po’, la lite, come qualcuno preferisce chiamarla, fra Rutelli e Prodi non mi spaventa: è di carattere personale e, quindi, destinata a risolversi». Neanche un dubbio che possa sfociare in una diaspora: «Per carità - aggiunge il deputato di Albaro -. Un conto è il problema personale, che riguarda gente che magari non si parla direttamente. Sono certo: si tratta di un conflitto che si scioglierà, prima o poi, come neve al sole, e io lavoro anche perché questo avvenga. Discorso diverso, completamente opposto, riguarda il destino politico della coalizione. E allora - conclude l’ex presidente degli industriali genovesi - dico che sarà decisivo il programma. Sul quale sarà più facile mettere d’accordo le forze dell’Ulivo, meno, molto meno facile mettere d’accordo quelle dell’Unione», e cioè il ventaglio di partiti che si riconoscono (non sempre) e si confrontano (quasi sempre) nell’ampio arcobaleno della sinistra.
A schierarsi dalla parte di Prodi senza se e senza ma è il senatore Nando Dalla Chiesa (targato «Ulivo-Margherita-Democrazia e libertà»). «Nell’Ulivo credo non da ieri, ma dal 1996 - mette subito in chiaro -. E comunque ho sempre pensato che ci siano due modi di presentarlo: come lo vedo io, è il luogo in cui si devono canalizzare opportunamente le identità politiche precedenti. Altri, invece lo vedono come l’evoluzione del concetto di matrimonio fra la Dc e il maggiore partito della sinistra, una sorta di compromesso storico postumo». La realtà, a giudizio di Dalla Chiesa, fiorentino eletto a Genova nel quarto Collegio, è più complessa: «Continuo a credere all’Ulivo come un’area in cui si fondono, si contaminano varie componenti. Per riconoscersi nel progetto Prodi, che condivido - ammette volentieri -, ci vuole molta umiltà nello studiarlo e molta maturità nel giudicarlo». In ogni caso, Dalla Chiesa ci pensa due volte prima di suggerire di «scaricare» Rutelli, che pure non dev’essere il collega con cui ama andare a cena: «Tutta la Margherita è da coinvolgere nel disegno - avverte -. Bisogna recuperare Rutelli, la posizione d’urto non conviene a nessuno». Chi, invece, pare disposto alle estreme conseguenze è il giovane Lorenzo Basso, rampante quanto basta da mettersi in luce (piena) nelle recenti elezioni regionali, dove, con i suoi 4700 voti, è risultato primo dei non eletti nella lista Uniti nell’Ulivo: «Eppure, sono rimasto l’unico fra i primi-non-eletti a restare al palo - sospira-. Colpa, o merito, chissà, delle posizioni molto chiare che ho assunto nei confronti del partito e, in particolare, del segretario Rosario Monteleone». Anche in questo caso una cena è improbabile: «Inutile negarlo - spiega Basso -. C’è un veto sul mio nome. Ma io continuo per la mia strada», che è quella di restare nell’ambito dei prodiani. Il perché lo spiega immediatamente: «Mi riconosco, al di là delle sfumature dovute alla differenza generazionale, nel progetto politico del professore, l’incontro dell’anima cattolico-democratica con l’anima laica. In questa concezione sono coinvolti molti della mia età, a partire dal gruppo di ulivisti liguri, circa duecento, che vanno dai 25 ai 35 anni e fanno parte dell’Associazione Beniamino. Una sorta - precisa Basso - di progetto Ulivo che diventa cantiere dell’Ulivo. Ci riuniamo spesso, lo faremo in particolare l’8 giugno, all’Hotel Jolly Plaza, in occasione dell’incontro con don Balletto per discutere del ruolo delle giovani generazioni e delle realtà associative, all’interno del tessuto sociale, a Genova, in Europa». La dialettica Prodi-Rutelli sfuma? Neanche per sogno. Di fronte all’alternativa: moderazione o intransigenza, Basso non ha dubbi. «Io, nel partito del centro, non ci sto. È rispettabile, ma non mi convince, assomiglierebbe all’Udeur». Infine, la stoccata, da prodiano fedelissimo: «Se propongono la riedizione del partito del centro, me ne vado. Anzi, ce ne andiamo...».