«Ecco perché non ho votato il Milleproroghe»

(...) e che hanno costretto Napolitano a rispedirlo indietro: il Senato dovrà rivotarlo sabato, una gaffe più unica che rara nella storia parlamentare. Sui contenuti, se il governo non avesse chiesto ancora una volta la fiducia, avrei approvato alcune misure, come i quattrini per la Liguria, e non altre, sbagliate e/o contrarie al programma elettorale e quindi al mandato degli elettori. La possibilità di esprimere un voto di merito è stata tolta al Parlamento con la scelta del governo di chiedere la fiducia. La mia astensione, dovendo esprimere un unico voto sul tutto, è conseguenza diretta e ovvia.
Approfitto per chiarire, una volta per tutte, perché - a differenza dell'amico e due volte collega (prof e senatore) Nicola Rossi, di cui tessi le lodi - non mi sono dimesso dal Senato. Lui ha rassegnato le dimissioni, peraltro respinte come certamente saprai, non solo perché, come me, non si riconosce più nel suo partito, ma perché non ha più fiducia nella politica di questo paese. Io un po' ancora ce l'ho, anche per il conforto di molti elettori - forse non lettori del Giornale - che mi scrivono per esprimermi pensieri, suggerimenti, consenso, dissenso. Io ascolto tutti, sempre, con attenzione, e poi decido con la mia testa, perché credo che il rispetto per gli elettori si dimostri mettendo il proprio impegno e studio a disposizione loro, non il proprio voto, magari disinformato e comunque acritico, a disposizione di chi ha il potere di rinominarti in Parlamento.
Le tue aspre critiche, scrivi, sono «una linea editoriale dettata dagli elettori indignati con cui parliamo ogni giorno». Ma il dentista non si fa dire dal paziente dove trapanare, né il commercialista dal cliente come compilare la dichiarazione dei redditi. Credo che un editorialista non debba farsi dettare la linea dagli elettori (e nemmeno dai lettori) e il politico non debba farsi dettare il voto dai capipartito, dai sondaggi, o dalla propria ambizione di carriera, che io ho invece scelto di mettere a (grave) rischio.
Disse la Thatcher: «This lady is not for turning». E nemmeno io sono disposto a esser manipolato. Agire per compiacere questo o quello fa molto prima repubblica. Io faccio, con più fatica, ciò che ritengo giusto per il Paese e per gli elettori che hanno votato PdL nel 2008. Purtroppo non potrò essere giudicato da loro, perché molti se ne stanno andando e perché comunque non sarò confermato, avendo disobbedito a chi nomina i candidati.
Un'ultima cosa. Non sarà certo l'ultima volta che i miei comportamenti, riportati in modo parziale - ah, la sintesi giornalistica! - restituiscono di me un'informazione, diciamo, imperfetta. Spiace che avvenga sul Giornale, ma pazienza. L'unico rimedio, ogni volta, è spiegare puntualmente, come credo di aver fatto anche ora. Vi ringrazio di avere ospitato la replica e ringrazio chi ha avuto la pazienza di leggerla.
*senatore