Ecco perché la nostra Borsa va peggio di quella libanese

Poveretti... Gli analisti dell'Ocse hanno speso tempo e fatica per realizzare un bello studio sull'Italia dove si ribadiscono concetti che ormai cominciano a sembrare chiari anche agli alunni delle elementari e il governo ha già preparato posto nel cestino dei rifiuti per farcelo stare meglio. In buona sostanza l'Ocse avverte che le riforme pensionistiche in vigore vanno benissimo e non bisogna toccarle, e fin qui siamo nell'ovvio: la riforma Maroni comporta risparmi per 9 miliardi di euro (già in bilancio) e se la si tocca i risparmi in meno devono essere coperti o con tagli di spese o con nuove tasse e non pare esserci aria per nessuna delle due cose, senza contare che sia i tagli che le tasse sono voci «ballerine» che si possono misurare solo a consuntivo (specialmente le tasse, perché dall'imporle a riscuoterle davvero, ce ne passa...).
Il prestigioso organismo internazionale avverte poi che con il «tesoretto» bisogna ridurre il debito. Ovvio anche qui: le spese degli interessi passivi sono ricorrenti e in aumento, se si riducessero ci sarebbe più spazio ogni anno per spese produttive. Infine l'Ocse riconosce che il maggiore successo dell'economia italiana è stato legato al mercato del lavoro, dove «grazie alla moderazione salariale, alla diffusione di contratti part-time e a termine» si è riusciti a portare «il tasso di disoccupazione al di sotto dei livelli dei vicini europei».
La prospettiva quindi è a dir poco fosca: le cose che, a giudizio dei più autorevoli osservatori indipendenti, hanno funzionato meglio nella politica economica italiana sono la riforma Maroni e la legge Biagi che, guarda caso, sono stati fra i principali provvedimenti del governo di centrodestra e che sono le prime nella lista delle norme da smantellare nell'agenda della sinistra radicale e quindi dell'esecutivo sotto ricatto permanente, pena la perdita della poltrona. Poi ci si domanda (come tuona Scalfari dai suoi editoriali) come possa la platea dei giovani industriali spellarsi le mani per Fini e fischiare Bersani: molto semplice, uno fa parte di una coalizione che cercava di fare cose «evidentemente» giuste, l'altro fa parte di un governo che mira a fare cose «evidentemente» sbagliate. Se ne vuole una controprova? Il nostro indice di borsa (che è la misura tangibile, oggettiva, delle aspettative legate all'economia del nostro Paese) dopo anni di risultati eccellenti è saldamente ultimo in Europa per performance dall'inizio dell'anno e fra gli ultimi al mondo. Ieri ci ha superato anche la borsa del Libano e se ci superasse anche lo Sri Lanka saremmo sul fondo della lista. Questi sono fatti, non parole: ogni volta che qualche membro del governo o qualche commentatore di parte se ne esce con la solita manfrina del Paese risanato e ripartito gli si ricordi che è sì ripartito ma, come un batiscafo. Sta puntando al fondo.