«Ecco perché gli operai hanno votato Lega»

a Milano

È stata investita dal leader in persona, Rosi Mauro. A urne appena chiuse Umberto Bossi è tornato ribadire che lei, l’esuberante capa del sindacato padano (SinPa), sarebbe stata capacissima di guidare un ministero di peso. «Spero che diventi lei il prossimo ministro del Lavoro, è la massima esperta di queste cose». Lei, nata a San Pietro Vernotico, Brindisi, il 21 luglio 1962, residente a Milano e diplomata in ragioneria è stata la persona più vicina al Senatùr durante tutta la campagna elettorale. In queste ore la neoeletta al Senato è al centro dell’attenzione e l’exploit del Carroccio probabilmente la lancerà dritta dritta in un dicastero romano. Sulla questione svicola: «Io sono e resto sindacalista, orgogliosa di esserlo». Non aspira a poltrone e il parlare di totoministri le fa venire l’orticaria. «Le chiacchiere e le ipotesi dei giornali non mi interessano, dobbiamo piuttosto portare a casa in fretta i risultati perché i lavoratori ci hanno premiato dando fiducia alle nostre battaglie ventennali. Dobbiamo dare loro delle risposte». Se s’è parlato di «falce e Carroccio» è anche merito suo. La Lega ha fatto il pieno ovunque e ha strappato voti proprio a sinistra, tra gli operai, tra i lavoratori, tra i precari, tra gli artigiani. È il Carroccio il nuovo partito dei lavoratori che hanno voltato le spalle ai nipotini di Marx? «Bossi vede lontano e prima - dice Rosi Mauro -. I lavoratori, gli operai, hanno capito che i temi che abbiamo portato avanti erano sacrosanti. La Cgil, la Cisl e la Uil ci hanno sempre sbattuto la porta in faccia». Parole dure contro un certo sindacato, sempre più simile alla casta. «La Triplice ci voleva lasciar fuori dalle fabbriche e ci ha osteggiato in tutti i modi. Ha cercato di impedire che si sentisse la nostra voce e quella di tanti lavoratori. Ad esempio noi siamo contrari ai contratti nazionali, molto meglio quelli territoriali. Ecco come si difende davvero la cosa più importante: la busta paga». Quello sulle gabbie salariali sarà il tema forte nei prossimi mesi e Rosi Mauro lo sa bene. «È una nostra battaglia storica, da discutere Regione per Regione. Il problema reale - ha sempre ripetuto la sindacalista - resta quello del costo della vita, ben diverso da Nord a Sud. Basti solo pensare a quanto ammontano gli affitti di due monolocali di identica metratura a Milano e in una qualsiasi città del mezzogiorno. Gli stipendi, invece, sono sempre quelli. Solo i prezzi aumentano a vista d'occhio».
La ricetta per riportare il potere d’acquisto in linea con il costo della vita nelle differenti zone del Paese farebbe respirare i troppi cittadini che si trovano in difficoltà e permetterebbe ai giovani un ritorno al risparmio. «I sindacati confederali - attacca Mauro - non hanno voluto mai accettare il confronto sul mondo del lavoro che stava cambiando e questo i lavoratori lo hanno capito. E hanno scelto noi». Cgil, Cisl e Uil, ha sempre ripetuto: «Invece di correre in piazza a manifestare dovrebbero ricordarsi che il loro compito non è quello di contrastare il governo per partito preso, ma quello di fare gli interessi dei loro lavoratori. Perché non si siedono a un tavolo e non discutono su come migliorare un sistema incapace di dare vere garanzie a chi ogni giorno va in fabbrica o in azienda a lavorare?».
Nessuna indulgenza neppure con Confindustria: «In tante aziende siamo il primo sindacato eppure mi è capitato di dover tenere delle assemblee fuori dalle fabbriche perché c’era il veto di Confindustria... Roba da matti nel 2008».