Ecco perché il Papa è finito sotto attacco

Teologi, intellettuali e giornali lo accusano di
vivere arroccato a San
Pietro &quot;come se fosse al Cremlino&quot; e di trasformare la Chiesa cattolica &quot;in una setta&quot;. <a href="/a.pic1?ID=331680" target="_blank"><strong>E c'è chi soffia sulle polemiche contro il Pontefice</strong></a> di <em>Andrea Tornielli</em>

Papa Benedetto è sotto la linea del fuoco, di «fuoco nemico» per la maggior parte ma anche di «fuoco amico». Anzi il fuoco nemico esiste con l’intenzione e nella speranza di potenziare il fuoco amico. Repubblica è il centro di questa doppia strategia. Nel libro di Marco Politi su «i no» della Chiesa è soprattutto il fuoco amico che parla, sono dei cattolici militanti che argomentano. Ieri, intervistato dalla Stampa, il teologo Hans Küng ha attaccato Ratzinger dicendo che ha «tradito lo spirito del Concilio». Ma non è Papa Benedetto a essere in discussione, è il ruolo del Papato.
Paolo VI dovette affrontare un dissenso ecclesiastico ben più radicale, pensò di dover formulare formalmente un nuovo credo, il credo del Popolo di Dio, tanto i fondamenti della fede gli sembravano scossi. E, molte volte, soprattutto in occasione della enciclica Humanae Vitae, il dissenso di vescovi e teologi fu clamoroso. Il Papa riempiva il suo compito di conservare l’unità della Chiesa nel tempo mantenendo intatta la tradizione come fondamento della Chiesa. Giovanni Paolo II aggirò vescovi e teologi con il suo pellegrinare apostolico verso le nazioni, facendo dei semplici fedeli una barriera contro il prevalere delle opinioni difformi dalla tradizione nell’episcopato e nella teologia. Essere polacco e avere espresso la libertà della Chiesa nella sua verità di fronte al comunismo ed essere stato il granello di sabbia che ha fatto crollare l’impero sovietico sul tema delle nazioni evocato dal Papa, ha conciliato a Giovanni Paolo II l’onore del mondo, ma non il consenso di quei vescovi e di quei teologi che pensavano che il potere papale dovesse essere ridotto a un potere di coordinamento interepiscopale. E che il dibattito teologico procedesse senza vincoli dogmatici e disciplinari. Papa Benedetto è dunque in buona compagnia.
L’occasione dello scoppiare del «fuoco amico» è stata la cancellazione della scomunica ai vescovi di Ecône, tra cui un negazionista della Shoah. Da allora circola nel mondo cattolico l’idea di un Papa monaco e teologo chiuso nei suoi studi e nelle sue liturgie: un Papa che si vuole spirituale quando il tempo domanda di governare la comunicazione e la propria immagine costruita su modelli comunicativi come aveva fatto Giovanni Paolo II.
Con Papa Benedetto il rapporto tra Chiesa, culture e religioni è divenuto intenso e dottrinale. Egli ha agito in profondità sulle relazioni tra Chiesa cattolica, ebraismo ed islam. Ha coinvolto le relazioni esterne nella identità dottrinale della Chiesa non riducendole soltanto a rapporti diplomatici e a relazioni formali. È un Papato denso di significato che non si è rassegnato alla diplomazia vaticana, ma ha voluto dare ai rapporti con le religioni e con le culture una dimensione fondata sulla Chiesa come corpo di Cristo. Il limite di Giovanni Paolo II era dato appunto dal successo del suo tentativo di comunicare legato alle qualità personali di Karol Wojtyla, ma lasciando intatta la figura del Papato. E Benedetto XVI ha dato la misura del suo impegno nel cercare la conformità tra la dottrina e la vita della Chiesa facendo affrontare dal sinodo dei vescovi il punto cruciale del modernismo e dell’antimodernismo, cioè il rapporto tra analisi storico critica della Bibbia e il suo valore come documento della fede cristiana insegnato dalla Tradizione. I decenni che dividono gli anni Duemila dagli anni Sessanta, gli anni del Vaticano II, pesano come secoli. Il mondo moderno è finito con la fine del comunismo. La crisi del capitalismo aggiunge problemi nuovi a quelli antichi. La sfida islamica si unisce a quella laicista con lo scopo di ridurre la Chiesa a una minoranza insignificante. Occidente e comunismo erano più interni alla cultura cattolica che quello che possiamo chiamare postcapitalismo. Benedetto ha dato un profilo spirituale e intellettuale alla Chiesa cattolica nel nostro tempo in cui la domanda religiosa si rafforza proprio in funzione delle contraddizioni in cui essa vive. Nel mondo cristiano vivono con vitalità le Chiese ortodosse e le comunità pentecostali, tutte legate al fascino dell’esperienza spirituale, al mistero dell’evento cristiano. La chiese che si sono consegnate alla modernità come la comunione anglicana e le Chiese luterane e calviniste, le Chiese della Riforma, sono consumate nella loro vita religiosa. Papa Benedetto come Papa ha continuato l’opera dei Papi e ha posto l’identità della Chiesa nella sua prassi storica, ha unito mistero e messaggio, ortodossia e comunicazione. Per questo il «fuoco amico» e quello «nemico» lo combattono.
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