Ecco perché possiamo fare a meno di Kyoto

La paura per le variazioni climatiche nasce dal fatto che il grande pubblico ignora le contraddizioni rigorosamente «scientifico-matematiche» che stanno alla base delle tanto declamate «previsioni» dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change), un gruppo di 2.500 persone che ha fatto credere all’opinione pubblica mondiale: la Scienza ha capito tutto sul clima. Se fosse vero, il futuro climatologico della Terra sarebbe privo di incertezze e sotto il rigoroso controllo della Scienza. Non è così. Diciamo subito che quanto osservato fino ad oggi sul clima può essere dovuto a cause naturali e che l’uomo potrebbe quindi entrarci poco o niente. Anzitutto una precisazione. L’anidride carbonica è cibo per le piante e non va quindi demonizzata come è invece giusto fare per i veleni che l’industrializzazione selvaggia inietta nell’atmosfera.
Chi scrive è responsabile, con l’allora segretario generale della World meteorological organization (il Professore G.O.P. Obasi), della creazione del comitato scientifico dell’Onu da cui è poi nato l’Ipcc. Di questo comitato faceva parte il più brillante collaboratore di Von Neumann, padre della matematica meteo-climatologica, l’allora giovanissimo Tsung Dao Lee (pupillo di Fermi e Nobel) che introdusse la «terza dimensione» nella matematica meteo-climatologica. Senza questa «terza dimensione» non potrebbero esistere le «turbolenze», proprietà fondamentale di tutti i modelli meteo-climatologici.
Il padre delle «turbolenze» ha preso parte ai Seminari di Erice dedicati ai modelli matematici in uso nell’Ipcc e li ha giudicati lungi dall’essere soddisfacenti. È necessario riportare nel cuore dei laboratori scientifici queste tematiche. Il grande pubblico vuole sapere quali sono le conclusioni che il rigore scientifico può permettere di derivare dall’analisi delle misure fatte. Ecco le risposte.
Un confronto rigorosamente basato su Matematica e Scienza ha portato noi scienziati a due conclusioni. La prima dice che bisogna lavorare ancora molto e con maggiore rigore per migliorare i modelli matematici finora usati. La seconda dice che è necessario migliorare non solo la matematica, ma anche i dati sperimentali. Un modello matematico non può fare previsioni credibili se i dati sperimentali sono grossolani. Che ci sia bisogno di saperne di più ce lo dice la Nasa che ha lanciato nel 2005 due satelliti, Cloud-Sat e Calipso, per studiare le nuvole. Questi due satelliti fanno oggi parte di un sistema composto da sei satelliti e detto «A-train». Da questi sei satelliti verrà una serie di misure sull’atmosfera terrestre finora inesistenti. È la prova che le critiche venute fuori nei seminari di Erice erano e sono di estremo valore. Il nostro ministro degli Esteri segue da tempo, e con molta attenzione, ciò che la comunità scientifica di Erice fa nello studio delle problematiche climatologiche, in quanto Franco Frattini vuole che il rigore scientifico entri in un tema su cui sono impegnati tutti i Governi del mondo.
Con i nuovi dati sperimentali di «A-train» i costruttori di modelli matematici potranno mettere a punto modelli più rigorosi per descrivere le proprietà dell'atmosfera. Il caso dei satelliti di «A-train» è solo un esempio. E infatti, prima di imporre ai governi scelte che incidono per miliardi di dollari sulle attività produttive, bisognerebbe saperne molto di più sull’atmosfera terrestre. Sono questi i motivi scientifici alla base della moratoria proposta da Berlusconi all’Europa.
Non dimentichiamo che la meteo-climatologia è dominata dal motore meteo-climatologico in cui l’effetto delle attività umane è a livelli inferiori al 10%. Il resto dipende da fenomeni naturali, che vanno dall’energia che ci invia il Sole a ciò che accade nelle viscere della Terra, con vulcani che iniettano nell’atmosfera enormi quantità di materiali e con le fessure della crosta terrestre da cui escono enormi quantità di lava che genera forti perturbazioni nella dinamica degli oceani: lo strato liquido della superficie terrestre. Sono queste perturbazioni che hanno fatto passare i Paesi Scandinavi da un clima fortemente rigido a quello moderato d’oggi, mentre la Groenlandia da «terra verde» è diventata l’attuale distesa di ghiaccio. Quando accadevano queste «variazioni climatologiche» le attività umane erano inesistenti. Dare priorità al rigore scientifico nello studio di quanto incidono le attività umane sulle variazioni climatologiche è ciò che il ministro della Ricerca Scientifica, Mariastella Gelmini, vuole affinché i miliardi di euro necessari per il Protocollo di Kyoto siano spesi bene. Di Kyoto si può fare a meno, del rigore scientifico no.
*Presidente World Federation of Scientists