Ecco perché Prodi non convince

Francesco Cossiga *

Caro Romano, fatto ardito dalla generosità con la quale, sia tu che Flavia, mi avete generosamente e fraternamente perdonato per le critiche più volte da me rivolteti, alla vigilia delle elezioni politiche generali mi permetto di scriverti questa lettera aperta contenente alcune considerazioni sul programma e sulla posizione politica dell’Unione e sulla vostra futura politica. Ho scritto e sostenuto che la soluzione da te escogitata e proposta nel programma dell’Unione all’umanissimo problema delle unioni di fatto, è equilibrata e conforme agli insegnamenti e direttive della Chiesa, alla morale cattolica e all’etica naturale. Il problema è che tu riesca, in corso d’opera, a difendere la tua proposta dai tentativi che i tuoi alleati, dalla sinistra radicale alla Rosa nel Pugno ed in fondo agli stessi Democratici di Sinistra, faranno per piegarla a più ampie soluzioni di carattere «zapaterista» o almeno alla «francese».
Per quanto riguarda la politica «europeista», non condivido l'ottimismo tuo e del programma dell’Unione. Il processo di unificazione europea è fallito, non solo perché la Costituzione europea era un incomprensibile e velleitario pasticcio, ma per la bocciatura di esso sanzionata dal quasi plebiscitario voto contrario dei popoli di due Paesi che tanta e fondamentale parte hanno avuto nel processo di unificazione europea: la Francia, sempre più ipernazionalista, ed i Paesi Bassi.
Occorre ricominciare da capo, tenendo conto che con la vittoria della Merkel in Germania e l’emarginazione della sinistra radicale, «sorella» di Rifondazione comunista e del Partito dei Comunisti Italiani, è venuto fortunatamente meno il tradizionale asse egemonico e preferenziale tra Francia e Germania, dei tempi di Kohl e Mitterrand. Si aprono così nuovi spazi all’iniziativa politico-diplomatica italiana sul piano europeo, ricostituendo il tradizionale asse preferenziale con la Germania, e riprendendo costruttive relazioni con il Regno Unito. Non trascuriamo i «rapporti speciali» con gli Stati Uniti, geniale invenzione d’Alcide De Gasperi per sopperire alla naturale debolezza politica e militare italiana in seno dell'Alleanza Atlantica e della Nato. Sul piano della politica militare, anche e soprattutto nella sua proiezione estera, io credo che noi dovremo ritirare le nostre missioni militari non solo dall’Irak, ma anche dall’Afghanistan, dal Kossovo e dalla Bosnia Erzegovina, non soltanto perché il loro costo è altissimo, e del tutto sproporzionato alla loro utilità, ma anche perché anche esse non sono supportate da una chiara, condivisa ed autorevole politica estera e concezione militare. Credo anche che sia ormai giunto il momento di aprire con gli Stati Uniti d’America leali trattative per la revisione degli accordi politico-militari bilaterali, anche con riferimento alla basi americane in Italia, accordi pensati e conclusi nell’orizzonte della guerra fredda e della reale minaccia sovietica e del Patto di Varsavia. E lo dice un «americano» con la «K»! Sul piano della sicurezza trovo il vostro programma molto, molto carente. Il nostro apparato di sicurezza è vecchio, complicato e generatore di conflitti, basta pensare all'incertezza della collocazione ordinativa dell’Arma dei Carabinieri ed alla sovrapposizione tra Arma e Polizia di Stato, causa di sprechi e conflitti non sopportabili.
Non comprendo molto d’economia, anche se con essa ho avuto a che fare... Il programma dell’Unione mi sembra un programma onestamente e dichiaratamente socialdemocratico europeo. Qualche tuo alleato combina pasticci parlando di privatizzazioni e di economia di mercato. Credo che tu non abbia fatto bene a «giocare al ribasso» in materia di politica fiscale. Una politica riformista e socialdemocratica deve mettere le tasse per finanziare i servizi sociali ed anche per ridistribuire non solo il reddito, ma anche la proprietà, anche a fini di ristrutturazione del potere politico di base.
Due sono a mio avviso i problemi posti dal programma dell’Unione: i modi d’attuazione e i costi a carico del bilancio pubblico. Sui modi di attuazione sostengo che il risanamento finanziario dello Stato deve procedere insieme allo sviluppo. Per quanto attiene la valutazione dei costi, solo per il cuneo fiscale occorrono dai 5 ai 10 miliardi di euro, non copribili con il gettito dell’aumento al 20% della tassazione sulle rendite finanziarie, stimato nell’ordine dei 5 miliardi di euro.
Mi delude invece del tutto del vostro programma la parte relativa alla giustizia. Altro che giustizia più rapida! È ancora da realizzare il sistema della rule of law, la distinzione universale tra pubblici ministeri e giudici come garanzia di «giusto processo secondo il diritto». Ma ben comprendo che essendo l’Unione una coalizione, su essa pesi la tradizione «giustizialista» giacobino-leninista della giustizia, propria della maggioranza della classe dirigente ex-comunista ed ex-democristiana.
Coraggio, caro Romano, aiuta il centrosinistra ed il centrodestra a qualificarsi come in tutto il mondo, secondo quanto scritto anche da Norberto Bobbio, come «sinistra» e come «destra». Con amicizia e con molti auguri, anche nell'interesse del Paese.
* presidente emerito della Repubblica