Ecco perché Sarkozy ha piegato la Ue

Il presidente francese: «Chiediamo una dilazione sul rientro dal disavanzo ma per favorire lo sviluppo dell’economia»

da Parigi

«Quando c'è da difendere l’interesse nazionale il presidente della Repubblica non esita a mettersi in gioco personalmente», fanno notare negli ambienti dell’Eliseo a proposito dell’iniziativa di Nicolas Sarkozy, che ha sorpreso e imbarazzato l’Europa andando ieri a Bruxelles per partecipare alla riunione dell’Eurogruppo, abitualmente riservata ai superministri dell’Economia e delle Finanze dei Paesi che hanno adottato la moneta unica. Sarkozy aveva un obiettivo di fondo: «vendere» ai partners la politica di tagli fiscali con cui si è presentato agli elettori la scorsa primavera. Quella politica è incompatibile con gli impegni che - per bocca dell’ex primo ministro Dominique de Villepin - la Francia aveva assunto in gennaio in termini di risanamento delle finanze pubbliche. Impegni precisi e al tempo stesso difficili da mantenere: riportare il debito pubblico nel 2010 al 60 per cento del Prodotto interno lordo (oggi è al 64 per cento) e raggiungere l’equilibrio di bilancio sempre nel 2010.
Sarkozy dice che il suo programma di tagli fiscali costituisce un incentivo alla crescita economica, per cui rinunciarvi - nel nome del rapido ritorno alla parità di bilancio - sarebbe puro autolesionismo. Dunque - come ha dichiarato nei giorni scorsi il nuovo primo ministro François Fillon - la Francia intende posticipare dal 2010 al 2012 la realizzazione del suo impegno in favore dell’equilibrio di bilancio e di quello a proposito del debito. Fino al 2012 ci sarà un deficit ed è bene - nell’ottica di Sarkozy - che le autorità comunitarie accettino questa scelta di Parigi senza fare tante storie.Posto in questi termini, il discorso è evidentemente politico: la Francia mette in campo tutto il suo peso per far digerire a Bruxelles l’amaro calice del ritardo del programma di risanamento della sua finanza pubblica. Proprio questo concetto spiega la presenza di Sarkozy in un conclave di ministri economici: è un modo per esercitare la massima pressione sulle istanze comunitarie, dimostrando che Parigi è impegnata a fondo (e al massimo livello) a favore del rinvio delle scadenze garantite da Dominique de Villepin.
Se Bruxelles vuole la prova di forza con Parigi, deve sapere che la Francia è compatta e che l’Eliseo è pronto a fare fuoco e fiamme pur di avere partita vinta. La presenza di Sarkozy ieri all'Eurogruppo non è stata dunque un atto estemporaneo - una sorta di spacconata esibizionistica di chi vuol essere sempre in prima pagina - ma è la scelta precisa di chi attribuisce all'attuale dibattito europeo sul risanamento finanziario una valenza politica ancor più che tecnica. E' infatti un atto squisitamente politico decidere che val la pena di mantenere le finanze pubbliche in rosso (per due anni più del previsto) pur di favorire i tagli fiscali, il rilancio dell'economia e la lotta alla disoccupazione.
Il timore di Bruxelles è che l’atteggiamento di Sarkozy e della superministra economica francese Christine Lagarde si traduca in un incitamento al lassismo finanziario per altri Paesi europei. Ma il governo francese ricorda l'impegno solennemente assunto dal primo ministro François Fillon la scorsa settimana in occasione del suo discorso sulla fiducia all'Assemblea nazionale: debito al 60 per cento e pareggio di bilancio nel 2012. Andando ieri a Bruxelles, Sarkozy ha voluto sottoscrivere personalmente questi obiettivi. Ha insomma detto all'Europa: «Noi chiediamo una dilazione, ma il nostro impegno di risanamento della finanza pubblica coinvolge d'ora in poi il capo dello Stato in prima persona!».