Ecco perché stiamo con farmacie taxi ed edicole

Ogni volta che si sfoglia un quoti­diano salta agli occhi un titolo sulle imminenti libera­lizzazioni. Ma quando arrivi in fondo ai resoconti ti accorgi di saperne quan­to prima: zero <strong>SONDAGGIO <a href="http://www.ilgiornale.it/sondaggio_1a.pic1?PID=309" target="_blank">Sei d'accordo col governo? VOTA</a></strong>

Ogni volta che si sfoglia un quoti­diano salta agli occhi un titolo sulle imminenti, incombenti, minacciate e decantate libera­lizzazioni. O si liberalizza o si crepa. O si li­beralizza o di crescita non si parla nean­che. Il governo tecnico, esaurita la fase del­lo strozzinaggio fiscale per quasi tutti (ora si spera anche per i ladri), ha la fissa di voler sconfiggere le corporazioni e di aprire il mercato. Annuncia. Proclama. I cronisti annotano e rilanciano le bellicose inten­zioni dei professori che «non guardano in faccia a nessuno». Siamo sul serio alla vigilia dell’agognata rivoluzione liberale? Leggi avidamente gli articoli per capire quale sarà il programma che ci riscatterà e proietterà nel futuro. Ma quando arrivi in fondo ai resoconti dal to­no trionfalistico ti accorgi di saperne quan­to prima: zero. O, meglio, apprendi solo che i primi in lista per essere colpiti dai pro­­iettili liberalizzatori sono i tassisti, gli edi­colanti e i farmacisti. Tre categorie che de­vono avere la coscienza sporca e il portafo­gli stracolmo di banconote. Questa alme­no è l’idea che ti fai, visto l’accanimento di cui esse sono fatte oggetto. Le vogliono an­nientare. Ridurre in miseria. E non è una novità, questa, introdotta dai docenti che predicano bene. Macché. Già Romano Prodi e Pier Luigi Bersani si erano proposti di distruggere i tassisti, vil razza dannata imbottita di dena­ro e di privilegi, altro che Casta, perdio; di massacrare quei porci di farmacisti che in­grassano grazie allo spaccio di supposte; di strappare agli edicolanti il privilegio di arricchirsi vendendo i prodotti della mac­china del fango. Massì, disintegriamo que­sta genia di farabutti. E avanti lancia in re­sta: infilziamoli. Roba da matti. Anche nel Pdl si è fatta largo l’opinione che farmacie, vetture di piazza e chioschi tappezzati di lu­rida stampa siano centri di potere immon­do. E al grido di «liberalizziamoli» ci si ac­cinge ad espropriarli. Bravi professori. Non toccate gli ordini professionali. Non avvicinatevi neppure alle aziende munici­palizzate. Non sfiorate le banche e le assicurazioni che fanno cartello e fottono i cittadini. Gli im­pianti idrici? Giù le mani. Il refe­rendum li ha resi sacri e inviolabi­li.

Siamo alla commedia dell’as­surdo. Nel mirino ci sono sempre i soliti. Anziché studiare un piano complessivo di liberalizzazioni per non fare torto a nessuno e di­stribuire le rinunce con criteri di equità, si scelgono tre vittime sa­crificali e si procede con crudeltà a dissanguarle.

Prendersela con i tassisti è una manifestazione di sadismo. Sono dei poveracci che hanno speso 200mila euro per acquistare la li­cenza, altri 30mila per l’automobi­le, la benzina sempre più cara, la tassa di circolazione, la polizza contro gli incidenti e il furto. Non solo. Lavorano sodo. Turni disu­mani. Pochi parcheggi. Pericoli notturni. Non importa. Per i libera­lizzatori queste sono sciocchez­ze. Addosso ai tassisti. A chiun­que sia dato il diritto di mettersi al volante ed esercitare il mestiere. Cosicché quelle licenze strapaga­te non varranno più niente. E quando il titolare andrà in pensio­ne, a 70 anni, invece di cedere il prezioso documento e ricavarci un tesoretto con cui campare da cristiano, lo dovrà gettare nella pattumiera: valore zero.
E gli edicolanti? Vi sembrano dei signori che vanno a Cortina in Suv? Fanno una vita da disgrazia­ti. In un gabbiotto dalla mattina al­le 6 fino a sera tardi per smerciare giornali in quantità ogni dì decre­scente. Margini di guadagno irri­sori. Fatica bestiale. Essi non pos­s­ono offrire altri generi merceolo­gici. Perché? Vietato. Però i bar, i supermercati, gli autogrill, prati­camente chiunque può vendere quotidiani e riviste. Ma che giusti­zia è questa?

E veniamo ai farmacisti. Certo, indossano un bel camice bianco. Ma non sono dei nababbi. Rico­prono un ruolo importante. Le far­macie sono presidi sanitari che funzionano, tant’è vero che la maggioranza di noi, quando ha un disturbo, dove va se non nel ne­gozio contrassegnato dalla croce verde luminosa? Entri lì, descrivi il tuo malessere e ottieni il consi­glio migliore senza recarti dal me­dico di base. La farmacia, come la stazione dei carabinieri e il campa­nile, è rassicurante, un punto fis­so. Chissenefrega. Ora le liberaliz­zano. I farmaci di fascia C si trove­ranno anche nei supermercati. Stupendo. Tra gli scaffali insieme con le mozzarelle e i biscotti saran­no esposti il Tavor ( gli psicofarma­ci) e la pillola del giorno dopo. Pe­rò, che progresso.
Liberalizzazioni o porcate? E tutte le altre categorie? Nulla. Si va­luterà più avanti. Forse. Non è det­to. Perché? I raccomandati, gli amici degli amici, i protetti dalle lobby conviene lasciarli stare. Al­trimenti si incazzano e fanno nero il governo. Più facile massacrare i tassisti e gli edicolanti. Contano come il due di picche. Che vadano pure a morire ammazzati.