Ecco perché il team Red Bull parla così tanto di fair play

Un giorno dice che la Red Bull non attua giochi di squadra, un giorno precisa «ora basta regali alla Ferrari e ad Alonso» e il giorno dopo torna a ribadire che «lascerà i piloti liberi di correre perché entrambi possono diventare campioni del mondo per cui vanno sostenuti come fatto fin qui».
Povero Chris Horner, gran capo delle monoposto energetiche fresche campioni del mondo costruttori. All’indomani della doppietta brasilera che, per dominio mostrato, annuncia un possibile bis in quel di Abu Dhabi, ultimo Gp dell’anno, corsa che sceglierà a chi affidare il titolo iridato fra Alonso punti 246 punti, Webber punti 238, Vettel 231 ed Hamilton 222, all’indomani di tutto ciò sorge il dubbio che l’uomo non sia confuso e furbetto bensì cerchi - come un naufrago in mezzo al mare - di smanacciare in aria per farsi vedere, capire, soprattutto ascoltare dai suoi due galletti. Anche perché questa storia del fairplay, del «noi non diamo ordini», ha francamente stancato. Fra l’altro, durante la stagione, la Red Bull più di una volta ha platealmente adottato strategie penalizzanti per un pilota (sempre Webber).
Da qui il sospetto che, ora, le dichiarazioni zigzaganti del boss inglese, più che a stampa e tv, siano rivolte ai propri piloti. Come a dire: ok, siete grandi e vaccinati; tu Mark hai visto che nonostante Vettel sia il nostro pupillo e molto più giovane, benché tu abbia commesso un erroraccio in Corea, abbiamo sempre cercato di darti una grande macchina. E tu Sebastian, in Brasile hai avuto la dimostrazione che sei al centro dei nostri pensieri... Però, adesso, fate i bravi, niente casini e soprattutto tu, Seb, facci un favore: ad Abu Dhabi valuta bene le tue mosse, perché se Alonso non dovesse trovarsi indietro una vita, avremmo bisogno che ci aiutassi. Come? Alzando ’sto benedetto piede senza protestare, e che diamine!
È certamente più o meno questo il messaggio da decodificare nascosto nelle dichiarazioni pubbliche del povero Horner. Pallottoliere alla mano, infatti, è ormai sotto gli occhi di tutti che in caso di un’altra doppietta Vettel-Webber davanti ad Alonso, lo spagnolo diverrebbe campione del mondo. E così andrebbe a finire persino con Fernando quarto. Tutto questo senza considerare la mina vagante Hamilton, lontano ma virtualmente ancora in lotta: se dovesse vincere con gli altri fuori in un patatrack collettivo da troppa rivalità, il campione sarebbe lui.
Insomma, in Red Bull sanno bene di essersi iper esposti con la favola del fairplay (per far dimenticare le sviste su Webber) e hanno ben in mente i danni d’immagine provocati da giochi di squadra adottati in modo plateale (come costretta a fare la Ferrari ad Hockenheim a causa di un Massa ribelle). Per cui, se parlano tanto non è per fairplay o filosofia sportiva, è solo per farsi finalmente capire e ascoltare dai due galletti terribilmente in lotta fra loro. Meglio dire da uno solo: il più giovane, il più talentuoso, ma anche il più sordo e indietro in classifica.