Ecco perché Valentino fa la corte alla Ducati

È che alla fine gli sono girate. Perché si è dannato e ha rischiato pur di trasformare la Yamaha in un missile per poi ritrovarci sopra a cavalcioni un giovane Rossi pronto a dargli filo da torcere. E perché il giovane Rossi, per di più, vuole, chiede, pretende il suo titolo e pari potere nel team: allo spagnolo non basta crescergli accanto un paio di anni ancora per raccoglierne poi l’eredità. E perché la Yamaha - intesa non come team e box, ma come Yamahona giapponese e dirigenti che sorridono e s’inchinano e però pensano alle strategie loro -, anziché dirimere le controversie con il giovane Rossi, sprona l’iberico e lo carica e lo coccola. È che alla fine, al vecchio Valentino Rossi sono frullati anche i pensieri e così, archiviata la pratica mondiale, ha detto alla Bbc una cosina leggera leggera: «Ho una buona offerta per il 2011 da parte della Ducati e la Yamaha deve prendere una decisione...». Ovvero: «Devono rispettarmi un po’ di più e decidere se vogliono me o Jorge (Lorenzo, ndr)».
Sì, certo, poi sono uscite le dichiarazioni di rito, quelle rese imbracciando estintori mediatici pur di fermare le fiamme prima dell’irreparabile. Tanto più nel day after del mondiale appena terminato, nel giorno dedicato a provare, in quel di Valencia, le moto 2010, per cui anche la nuova Yamaha. «Mi è stato chiesto - ha spiegato Vale nei panni del pompiere controvoglia - quali altre possibilità ci siano... E in effetti c’è la Ducati, ma perché vado per esclusione. Non ho mai parlato con loro per il futuro, però alla Honda ci sono già stato, ci ho già vinto, quindi se dovessi pensare a un’altra cosa sarebbe Ducati... Ma forse è più probabile che resti in Yamaha... La verità è che nel 2011 tutto è possibile, grandi rimescolamenti come nessun cambiamento...». Quindi, una frase confezionata come una precisazione e che invece ribadisce, solo più delicatamente, quell’«o io o lui» del primo sfogo: «Per essere chiari, io non ho nessun potere e non posso porre nessun veto sul mio compagno di squadra... Io non mi permetto e non posso dire sì o no, dovranno decidere loro come fare».
Loro, la Yamaha, loro i dirigenti dagli occhi a mandorla. Hanno meno di 365 giorni per farlo. Perché Vale non sarà certo in rosso il prossimo anno: rompere i contratti costa, e la Ducati e lo sponsor tabaccaio non possono permettersi di pagare, oltre all’ingaggio del campione del mondo, anche la penale per la rescissione anticipata del sodalizio (di solito vicina alla “paghetta” annua percepita dal pilota, fra i 10 e i 15 milioni, ndr). Ducati che ieri, informata della frase di Rossi, ha ribadito: «Nulla di nuovo sull’argomento».
La verità è che Valentino è fermo davanti a tre strade: a fine 2010 potrebbe ritirarsi; in fondo non ha mai nascosto la sua voglia di quattro ruote, sia essa di rally o di Ferrari. E con Montezemolo che insiste per la terza monoposto... L’altra via è quella di emigrare e affrontare una sfida che in fondo gli è rimasta sempre dentro: ai tempi dell’Aprilia gli piaceva da matti vincere da italiano su italiana. Ma è la terza strada quella che più desidera, quella del patti chiari e amicizia lunga, dell’io e Lorenzo liberi di lottare e vincere ma a parità di prestazioni e risultati, please. Quella del per favore un po’ di gratitudine e un occhio di riguardo per chi vi ha portati fin qui. Solo questo vuole il campione del mondo. E non sono capricci. Tutt’altro. Rossi non ha gradito che la Yamaha abbia concesso a Lorenzo un rinnovo di un anno, mettendosi così in mano alle future pretese del giovane campione. Perché in questo modo, comunque vada, a fine 2010 il ragazzo potrà dire ai manager nipponici che sorridono e pensano alle strategie loro, «volete me che sono il futuro o lui che è a fine carriera?».