Ecco il Peter Gabriel inutile

Ma sentite che po’ po’ di roba: un’orchestra intera, niente chitarre o batteria, solo arrangiamenti complessi, movimenti arditi, virtuosismi tecnici. E la sua voce, la voce di sua maestà Peter Gabriel. E le canzoni di altri: da Heroes di David Bowie a Philadelphia di Neil Young passando per The boy in the bubble di Paul Simon, Listening wind dei Talking Heads e Street spirit dei Radiohead. Tutte irriconoscibili o quasi. Tutte belle, splendide, invidiabili. Ma inutili. Inutilissime. In otto anni Peter Gabriel è riuscito a incidere solo questo disco di cover onanistiche per dimostrare il già dimostrato da decenni: che è bravo, che ha più intuizioni, che è libero, che si intende di musica, che gli altri gli fanno un baffo. Ma alla fine il risultato è da Corazzata Potëmkin e uno sbadiglio, caro Peter, stavolta ti seppellirà.