Ecco il piano casa di Di Pietro Se ne compra un’altra (è la 10a)

L’uomo più ipocrita della Terra ha disseminato le strade di manifesti pieni di pale: c’è il suo faccione che dice «Per un’Europa delle energie rinnovabili» e poi un’immagine con delle pale eoliche che troneggiano su uno sfondo di centrali nucleari sporche e cattive. Trattandosi di elezioni europee, significa che Di Pietro vorrebbe che le pale fossero sparpagliate in tutto il Continente fuorché a casa sua: non c’è altra spiegazione, visto che da ministro delle Infrastrutture ebbe a bloccare il più grande progetto italiano di centrali a vento offshore (162 megawatt) solo perché doveva sorgere sulla costa di Termoli, ben visibile dalle colline della sua Montenero di Bisaccia. Non solo. Domanda: a margine di quale summit prese la decisione? Con quale competenza si confrontò ufficialmente al Dicastero, prima di decidere? Risposta: con un modesto consigliere provinciale del Molise, attualmente inquisito: suo figlio Cristiano. Ma raccontiamola da capo. Nel marzo 2007 sembrava quasi che l’Unione europea stesse rifacendo la rivoluzione industriale: approvò un piano energetico che pareva una svolta storica e che introduceva quote vincolanti per la produzione di fonti energetiche rinnovabili (eccole) le quali parevano fatte apposta per un progetto studiato dalla Effeventi, una società milanese che aveva presentato un progetto che oltretutto era finanziabile con capitale privato: 54 pale, alte tra i 60 e gli 80 metri, da far sorgere in pieno Adriatico a circa tre chilometri dalla costa tra Vasto e Termoli. Una centrale che, sfruttando i venti marini, avrebbe potuto produrre corrente per i consumi di almeno 120mila famiglie. Il tempo di realizzazione sarebbe stato anche breve, un anno e mezzo, e l’idea insomma entusiasmò prevedibilmente anche le associazioni ambientaliste: sia Legambiente che Greenpeace plaudirono all’iniziativa anche perché le pale, secondo il progetto e secondo una simulazione presentata alla stampa, sarebbero state così lontane dalla costa (5 miglia) da essere appena percettibili a occhio nudo. La commissione per la valutazione d’impatto ambientale (Via) non fece problemi, ma poi cominciarono le varie lagnanze: degli operatori turistici, dei sindaci soprattutto di Vasto e Montenero di Bisaccia, della Provincia orchestrata dal giovane ma già spregiudicato Cristiano Di Pietro, nondimeno del presidente della Regione Michele Iorio (Forza Italia) che di tale malcontento non poté che prenderne atto. Anche la Regione, morale, si oppose. E Di Pietro? Che disse il garante morale dell’arretrato Molise? Il pallino, da ministro delle Infrastrutture, era praticamente in mano sua. E si oppose pure lui. Lo ribadì, sempre nel marzo 2007, a Luca Sancillo, comandante della Capitaneria di Porto di Termoli: «Questa vicenda ci segnala l’urgenza di definire a livello governativo un piano nazionale per l’energia eolica», disse alla fine dell’incontro in perfetto stile democristiano. Poi passò al dipietrese: «Si tratta di un progetto nato più nel sottoscala che nelle sedi opportune, e mi appare mosso più da interessi speculativi che industriali». Insomma, non fece niente. A influenzare la sua decisione anche un ridicolo summit familista che Massimo Gramellini, sulla Stampa, fotografò così: «Il ministro Antonio Di Pietro ha ricevuto la visita del consigliere provinciale di Campobasso, Cristiano Di Pietro, per discutere la richiesta di una ditta privata che vorrebbe insediare un impianto di energia eolica in Molise. Al termine del summit il consigliere Cristiano, figlio di Antonio, ha manifestato pubblicamente la sua soddisfazione per aver chiesto e ottenuto un incontro con il ministro Antonio, papà di Cristiano. E poi dicono che nelle famiglie italiane non c’è dialogo». Le associazioni ambientaliste protestarono: «Bloccare il progetto è un’assurdità», disse Legambiente, «anche perché l’esperienza straniera ci dice che le cose stanno in maniera esattamente opposta: quello molisano finirebbe per essere un ulteriore richiamo turistico». Ma le sorprese non erano finite. Edoardo Zanchini di Legambiente, nel novembre scorso, rivelò un particolare che cambiava le carte in tavola: la Regione, nei Comuni di Montenero di Bisaccia, Guglionesi e Petacciato, aveva dato il via a un nuovo e misterioso progetto di impianto eolico da svilupparsi «in un’area sottoposta allo stesso vincolo paesaggistico dell'impianto bocciato a mare», disse Zanchini. Possibile? Sì. Il progetto esiste: 12 pale per un’altezza di 80 metri ed una potenza generata di 36 megawatt. A proporlo sarebbe la K.R.Energy, ex Kaitech. La Regione avrebbe dato il suo beneplacito, ma la situazione a questo punto si è fatta confusa: «Non è possibile usare due pesi e due misure, o i pali eolici non devono stare né in mare né sulla costa, oppure ci devono stare» ha dichiarato anche la Confcommercio molisana. Dalla Regione, e soprattutto dalla Ceppaloni di Antonio Di Pietro, Montenero di Bisaccia, per ora nessuna protesta. Cristiano Di Pietro non dice una parola. Suo padre è occupato con le pale europee.