Ecco il piano Fiat: conquistare Opel e puntare su Londra

OTTIMISTA Il ministro Scajola: «Buone possibilità di chiudere la trattativa»

Si preannunciano tempi lunghi prima che venga definito il futuro di Opel e di Vauxhall (la controllata di Gm in Inghilterra). E anche se ieri sera i candidati all’acquisizione (Fiat, Magna con i russi di Gaz e di Sberbank, e il fondo belga Rhj International) hanno fatto pervenire al governo di Berlino le rispettive lettere d’intenti, ovvero la cornice entro cui si muoverebbero una volta conclusa l’operazione, a dominare è la completa incertezza. In Germania sono troppo importanti le scadenze elettorali in programma tra giugno e settembre (europee, regionali e politiche) e una «scivolata» da parte di uno dei contendenti sull’affaire Opel, l’appoggio cioè al candidato perdente, potrebbe costare un posto nel futuro esecutivo. In gioco, infatti, ci sono migliaia di posti di lavoro e anche se dai pretendenti sono arrivate rassicurazioni sul mantenimento dei siti produttivi tedeschi, «sicuramente - ha commentato il presidente di Gm Europa, Carl-Peter Forster - ci saranno dei tagli: quanti e dove non posso ancora dirlo, dipende quali sacrifici salariali i lavoratori sono disposti a fare; l’obiettivo è di ridurre il costo del lavoro di 1,2 miliardi di dollari». «La nostra divisione Opel/Vauxhall - ha aggiunto il top manager - ha una liquidità che potrà durare fino a tutto il terzo trimestre del 2009 e la ricerca di un partner potrebbe dunque proseguire anche nel quarto». In pratica il numero uno della casa madre europea ipotizza, fin da ora, che a mettere il sigillo sull’operazione possa essere il governo che uscirà dalle consultazioni di fine settembre.
Lo stesso Forster, che in passato ha partecipato con i manager italiani alle riunioni strategiche della precedente alleanza industriale, confida inoltre che «Opel non verrà coinvolta in un’eventuale procedura di amministrazione controllata prevista dal “Chapter 11” americano per la capogruppo General Motors». Anche i sindacati tendono a prendere tempo. È il caso di Klaus Franz, leader delle tute blu di Russelsheim, nonché membro del consiglio di sorveglianza di Opel, non propriamente pro-Fiat: «Mi aspetto - ha riferito - che trascorreranno parecchie settimane prima che il contratto di vendita sia pronto per la firma, anche se un memorandum d’intesa potrebbe essere siglato già nella prossima settimana». Da parte politica, invece, l’interesse è quello di mantenere sempre elevata l’attenzione sul matrimonio che porterebbe al salvataggio di Opel, mescolando però ad arte le carte. Per il ministro del Lavoro, Olaf Scholz, «una decisione deve essere presa entro questa settimana o al più tardi entro l’inizio della prossima». Di parere opposto è il responsabile dell’Economia della Turingia: «Se ne parlerà a fine agosto». In Italia è Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo economico, a trasmettere fiducia: «Ci sono buone possibilità che venga chiusa anche la trattativa con Opel». Maurizio Sacconi, ministro del Welfare, ha invece confermato che la campagna Fiat e i rapporti azienda-sindacati approderanno oggi in Consiglio dei ministri. Nulla intanto è trapelato sul contenuto delle lettere inviate a Berlino. In quella torinese Sergio Marchionne avrebbe spiegato i termini della fusione Fiat-Opel e i benefici che un matrimonio del genere porterebbe a entrambi i partner che, inoltre, si avvarrebbero delle sinergie con Chrysler. Il Lingotto, assistito nell’operazione anche da Unicredit, non prevede pagamenti cash, ma la fornitura di tecnologie. Il piano prevede l’assorbimento delle attività di Vauxhall in Inghilterra. Nel mirino di Marchionne ci sono comunque i due gioielli di Opel: le piattaforme da cui nascono la «media» Astra (da condividere con Bravo) e l’ammiraglia Insignia, che potrebbe essere allargata ad Alfa Romeo e Saab, con un occhio al mercato Usa.