Ecco il piano segreto di De Benedetti Prendere La7 con i soldi del Cavaliere

Il piano di De Benedetti: comprarsi la tv e trasferire "Annozero" grazie al risarcimento che attende dai giudici per Mondadori. Un capolavoro di opportunismo (e di perfidia): costruire un polo
televisivo con tutti i divi anti Berlusconi in servizio permanente effettivo
nel piccolo schermo con i soldi dello stesso Cavaliere

Roma - È un capolavoro di opportunismo (e di perfidia): costruire un polo televisivo con tutti i divi anti Cav in servizio permanente effettivo nel piccolo schermo con i soldi dello stesso Berlusconi. Il quale l’aria l’ha annusata e l’altro giorno, a Deauville, ha fornito in conferenza stampa più di un indizio: «Mi vogliono aggredire anche sul piano patrimoniale per favorire un mio avversario politico e la sinistra». Il riferimento è alla imminente sentenza della Corte d’Appello di Milano sul Lodo Mondadori, che potrebbe costringere il premier a versare circa 500 milioni di euro (scontati rispetto all’iniziale richiesta di 749,9 milioni) a Carlo De Benedetti, presidente del gruppo Espresso-Repubblica. L’Ingegnere con quel tesoretto potrebbe entrare a gamba tesa nella stanza dei bottoni di Telecom Italia Media, società editrice di La7, e trasformare il settimo tasto del telecomando, già oggi poco tenero con il premier, in una sorta di canale tematico antiberlusconiano. Un’idea che negli ultimi tempi ha a lungo abitato nella testa dell’Ingegnere, ma che potrebbe diventare realtà proprio grazie ai soldi di Berlusconi, danneggiato e beffato. E che non dispiacerebbe anche ai poteri forti che ruotano attorno a Telecom (leggi Mediobanca e Generali).

Le trattative, come ha rivelato ieri il quotidiano economico Italia Oggi, sarebbero già bene avviate, pur se coperte da una comprensibile riservatezza. Più scoperte sono invece le manovre per costruire il «cast» della nuova La7 antiberlusconizzata: agli attuali Gad Lerner, Enrico Mentana, Maurizio Crozza, Ilaria D’Amico e Lilly Gruber, tutti più o meno arruolati nel fronte democratico, si aggiungerebbero i pezzi da novanta delle trasmissioni no-Cav della Rai. Il primo è il capopopolo Michele Santoro, che emigrerebbe alla tv di Telecom (e di Repubblica) portandosi dietro i suoi compagni di lavoro più noti, Marco Travaglio e il vignettista Vauro. Facile immaginare quindi un Annozero ancora più spinto, libero da quelle remore (invero piuttosto scarse) dettate dall’andare in onda su un canale pubblico. Non solo: essendo l’audience fidelizzata al canale certamente più bassa su La7 rispetto a Rai2, facile immaginare toni ancora più urlati per ridurre al minimo il calo di ascolti.

Anche il più curiale (ma non meno schierato) Fabio Fazio starebbe pensando a passare armi e bagagli al terzo polo della tv generalista, riproponendo un Che tempo che fa riveduto e corretto ma nemmeno tanto: con lui ancora Luciana Littizzetto e forse anche Roberto Saviano, a riproporre il tandem di Vieni via con me. Anzi, come scritto sul nostro giornale due giorni fa, sarebbe proprio Fazio il più vicino al trasferimento, avendo il contratto in scadenza. Tutte buone notizie per gli abbonati Rai, che non pagheranno più con il loro canone stipendi faraonici a tribuni di sinistra. Ma pessime per il Cavaliere, che di fatto si sostituirebbe a loro nel ruolo di finanziatore involontario del blocco mediatico-economico-politico dei suoi avversari.

Naturalmente l’operazione La7-Repubblica, pur impostata nei punti cardine, è in stand-by in attesa dei risultati elettorali di domani sera e delle conseguenze che un’eventuale altro passo falso del centrodestra potrebbe avere sulla tenuta della maggioranza. Un Berlusconi colpito ma ancora battagliero, come nel suo dna e nelle sue intenzioni, deciso a restare a Palazzo Chigi per altri due anni, richiederebbe a sinistra di innalzare il livello dello scontro politico. Altrimenti chissà: il fronte anti Cav di una sola cosa non può fare a meno: ma certo, del Cav.