Ecco la poesia che parla a grandi e piccini

L’ex direttore generale di Confagricoltura Arcangelo Manfrici debutta in letteratura con un volume di fiabe in versi per i bambini

Claudia Passa

«Non legga, né sfogli alcuna delle pagine che seguono, chi, pur sapendo che la vita è un mistero serissimo, non abbia voglia di leggerezza». Con queste parole Arcangelo Mafrici apre la sua nuova opera, Gli animali raccontano. Rime baciate, endecasillabi, sonetti, distici, edita da Gangemi e presentata ieri sera al Duke Palace Hotel di via Archimede alla presenza di Corrado Calabrò, presidente dell’Authority delle Comunicazioni, di Walter Pedullà, critico letterario, accademico ed ex presidente della Rai, dello storico Lucio Villari oltreché, naturalmente, dell’autore e dell’editore.
«Credevo di scrivere per i bambini - scrive Mafrici nella premessa dell’opera -, ma presto mi sono accorto che scrivevo anche per gli adulti. A pensarci bene, solo i bambini potrebbero scrivere per i bambini soltanto».
È così che le fiabe in versi raccolte nel volume - e lette ieri da Elisabetta Carta - si trasformano di volta in volta in scritti per bambini che parlano agli adulti e per gli adulti che parlano ai bambini. Anche se, sfogliando le pagine dello «scrigno di poesia e immagini senza tempo», emerge la malcelata e irresistibile voglia dell’autore di stare sempre dalla parte dei più piccoli.
Lo «struzzo che non vuole correre» e la «lumaca che non comprende perché si debba andare veloci»; il «leopardo che si tinge di nero per essere pantera»; e ancora, la volpe impaurita che rifiuta l’uva, il toro che s’infuria non alla vista del rosso, ma perché sa bene che al di là si trova il torero; il millepiedi che di piedi ne ha soltanto settecento; il pesce che vola e quello trasparente. Sono solo alcuni dei protagonisti del mondo fatato per grandi e piccoli che attraversa le quattro parti del volume («colloqui fra gli animali», «luoghi e racconti», «nostalgia», «filastrocche») frutto di otto mesi trascorsi in compagnia degli animali da Mafrici, che con Gangemi ha già pubblicato «Antologia», «Fra memoria e attesa», e «Globalizzazione agricola e libertà di mercato»; mentre per Il Mulino ha trasfuso in «Storia della Confagricoltura» la lunga esperienza alla direzione generale dell’organizzazione agricola.
Un’opera controcorrente, quella presentata ieri. Fatta di quinari, ottonari ed endecasillabi, di rime baciate, alternate e incatenate, di distici, terzine e quartine. Una scelta coraggiosa perché scrivere in versi, padroneggiare la metrica classica e farsi leggere da grandi e piccini non è un’impresa facile. Perché oggi - scrive l’autore - «si abbrevia il linguaggio, si insegnano metodi di lettura rapida, si naviga in Internet, si comunica attraverso gli sms; si fa ricorso, senza accorgersene, a larga parte del vocabolario inglese»; «si guarda molto e si legge poco». Di qui l’ispirazione e l’idea di scrivere in versi, per mettere a frutto gli studi giovanili di metrica e la tanta poesia imparata a memoria, per vezzo, o forse per trasgressione. «Perché nutro la segreta ambizione di suscitare, in chi avrà la pazienza di leggere, un compiaciuto sorriso».