Ecco il "polo tecnologico" nato dalla forza delle idee

Quattro aziende del Pesarese mettono insieme esperienze e
sinergie e danno vita a un piccolo distretto dell’eccellenza
. "WAMS", prove
di acronimo per quattro
marchi nautici: Wider,
Act, Mak2 e Seasmart<br />

Pesaro - Tra colline, valli e lunghi litorali, nel tratto marchigiano che da Pesaro va in giù verso Mondolfo, c’è chi ha pensato bene di esorcizzare la crisi non già con le rituali lamentazioni, ma con la forza dell’ingegno e delle idee. Qui c’è un piccolo, eccellente distretto della nautica. Sorge nell’ipotetico triangolo che racchiude tutta l’incantevole Valle del Cesano. Luogo in cui la gente non «traccheggia», tanto per usare un termine così caro al signor Pierluigi Bersani. Gente operosa, che lavora, inventa e brevetta prodotti ad alta tecnologia. E va a venderli in giro per il mondo. Con successo. E così, in questo fazzoletto di terra, quattro aziende (due della quali fondate proprio in piena crisi) hanno deciso di collaborare in «tacita partnership» per sfruttare esperienze e sinergie. Capofila del «polo» è il nuovo cantiere Wider di Castelvecchio di Monte Porzio, creato nel marzo scorso da Tilli Antonelli dopo il clamoroso divorzio dal gruppo Ferretti. Il fondatore di Pershing sta lavorando a una barca «extra large»: «Wider 42’», il 13 metri che ha già fatto parecchio «rumore», tanto che gli esperti non esitano a parlare di «revolution» nel mondo della nautica. L’idea di Tilli Antonelli si è poi concretizzata nel progetto di Fulvio De Simoni. «Wider 42’» debuttera in febbraio o marzo, ma ne sono già stati venduti 7 esemplari. Sulla fiducia. E per avere un’idea della straordinaria rivoluzione tecnologica a bordo, basta guardare attentamente il volante «spaziale» (nel grafico in alto) che verrà montato su «Wider 42», ideato dallo stesso Tilli Antonelli, messo a punto dallo studio «Box104» e sviluppato dall’eccellenza tecnologica di Acson Marine Naviop. Seguono, in rigoroso ordine alfabetico: Act (Advanced Composite Technology) di Mondavio; Mak2 (Automazioni e componenti per la nautica e per l’industria) di Pesaro; Seasmart (Marine hardware) sempre di Pesaro. Act nasce nel 1996 ed è tra le prime in Europa a utilizzare la tecnica dell’infusione sottovuoto. Nella foto grande, a sinistra, si vede proprio lo scafo di «Wider 42’» in piena infusione. Nonostante i successi, l’azienda continua a investire nello sviluppo tecnologico e nell’ottimizzazione dei processi produttivi. Leader in Italia per l’alta qualità nella produzione in composito, Act, oltre che di nautica, si occupa di componenti per impianti eolici e per l’edilizia. Nel settore nautico, in particolare, vanta una lunga esperienza con i più prestigiosi marchi: da Pershing a Itama, da Canados a Wally, ecc. Mak2 è un piccolo miracolo italiano, una scommessa vinta in piena crisi. Forte di un’esperienza decennale, infatti, l’azienda ha investito molto nei settori dell’automazione industriale, della costruzione di macchine speciali e dei servizi e prodotti per la nautica. Famosi i «cinematismi» e la domotica per l’arredamento di bordo. Ma anche tendalini e bimini top automatici, slitte per movimentazione di tender e jet ski, tappezzeria e cuscineria. Chi non ha mai visto televisori, maxi e mini, sparire in un mobile o addirittura nel tetto? Un’automazione ad alto contenuto tecnologico molto apprezzata, e adottata, dai grandi cantieri come Azimut-Benetti, Ferrettigroup, Sanlorenzo, Perini Navi, Baglietto, Apreamare, Fiart, Wally, gruppo Frau e altri ancora. Infine Seasmart, nasce nel 2007 dalla passione per il mare di Marco Del Prete e Mirko Antonelli, entrambi molto giovani: il primo imprenditore nel settore degli stampi, il secondo ingegnere meccanico e industrial designer. In realtà i due lavoravano insieme da molto prima, progettando attrezzature di coperta per imbarcazioni da regata. Poi, nel 2005 cominciano a pensare ai primi prototipi di bitte a scomparsa, mentre il 2006 è l’anno del progetto del sistema «Hook» per drizze di imbarcazioni a vela, subito adottato da numerosi maxiyacht. Ma è ora di dare il via alla produzione, ed ecco, a metà del 2007, la nuova Seasmart Srl. Un percorso da primati in serie, come ad esempio quello delle bitte a scomparsa: dall’acciaio inox all’alluminio, fino alle recentissime bitte, sempre rigorosamente a scomparsa, in fibra di carbonio, molto eleganti. E la crisi? Innegabile, c’è. Il mercato? Anche quello c’è. Però bisogna andare a cercarselo. Non è da tutti, ma si può almeno provare. In barba all’italica burocrazia e al Grande Pachiderma: lo Stato.