Ecco il popolo di Ratzinger. La carica dei 500mila boys

Lo stile è diverso da quello di Giovanni Paolo II. Ma il timido teologo affascina comunque le folle

Loreto (Ancona) - Ora anche Benedetto XVI ha i suoi «papaboys». Papa Ratzinger non ha mai amato lo stile di certe veglie-spettacolo che hanno caratterizzato i grandi raduni giovanili negli anni di Giovanni Paolo II. Per questo ha voluto controllare personalmente tutto, e distinguere in modo netto il momento della veglia di preghiera dallo spettacolo che sabato sera Raiuno ha mandato in onda.

Benedetto XVI si è reso presente anche all’inizio di questo secondo momento, ma solo con un collegamento audio-video dalla Santa Casa di Loreto. Eppure ciò che è avvenuto nelle ultime ore a Loreto ha mostrato ancora una volta che il timido professore teologo, «l’umile lavoratore della vigna del Signore», come ebbe a definirsi appena eletto, pur non avendo lo stesso carisma comunicativo di Wojtyla, ha saputo far breccia nei cuori dei giovani. Di fronte alle domande preparate, ha abbandonato il testo scritto rispondendo a braccio in modo diretto, sapendo andare al cuore delle provocazioni che gli erano state lanciate.

«Emozionante», «sorprendente», «semplice», «vicino», «dolce». Con queste parole alcuni dei giovani dell’Agorà di Loreto hanno definito il Papa dopo averlo ascoltato e incontrato. «È stata una scoperta – racconta Stefania di Rimini – si diceva riuscisse a comunicare meno rispetto al suo predecessore, ma noi abbiamo scoperto una persona molto dolce, alla portata di tutti. Le sue parole, inoltre, sono state molto concrete, ben calate nella realta quotidiana». «Ci ha incoraggiati molto – osserva invece Francesca, anche lei riminese –, è stato molto paterno, ma non opprimente. Tiene molto a noi, e ci ha richiamati concretamente all’umilta». «Ci siamo sentiti accolti e incoraggiati – riferisce Giulio di Verona – perché il Papa ci ha detto di non aver paura e ci ha chiesto di sognare ad occhi aperti grandi progetti di bene, senza lasciarci scoraggiare dalle inevitabili difficoltà. Dio ci ama, ama ciascuno di noi, dovunque siamo e qualunque sia la situazione che viviamo».

In prima fila, alla Messa di ieri, il vicepremier Francesco Rutelli, che il Papa ha personalmente ringraziato all’inizio dell’omelia e che ha partecipato al pranzo con Benedetto XVI insieme ai vescovi del Consiglio permanente della Cei.