Ecco il programma riveduto e corretto

Alla fine è andato a braccio, Gianni Alemanno, aggiornando e integrando a voce il testo con le linee programmatiche già inviato ai sessanta consiglieri comunali la settimana scorsa. Un documento parzialmente superato dagli ultimi eventi: il raid contro gli stranieri al Pigneto, le polemiche sulla strada da intitolare a Giorgio Almirante, l’indagine della Procura sul nuovo Piano Regolatore.
E così ieri il discorso di insediamento pronunciato del neosindaco di Roma è diventato un mix tra programma di governo e richiami all’attualità. Un intervento cominciato alle 12.50 e andato avanti per circa 45 minuti, iniziato con l’onore delle armi concesso ai suoi ex sfidanti Francesco Rutelli e Francesco Storace («la presenza di due ex ministri accresce la dignità di quest’aula»), e con il riconoscimento del ruolo del consiglio comunale: «Tutti voi rappresentate il popolo romano - ha ricordato Alemanno -. Riteniamo che il consiglio sia una risorsa preziosa e bisogna ristabilirgli funzioni importanti che in questi anni sono andate scemando. La mia Giunta sarà decisionista ma non dirigista».
Quindi il capitolo del bilancio comunale: «Le condizioni da cui dobbiamo partire non sono positive. Devo dare a questo Consiglio brutte notizie sia sul deficit di bilancio - pari a circa 7 miliardi di euro -, sia sul rispetto del patto di stabilità. Abbiamo chiesto un’attenta verifica dei conti da parte del ministero del Tesoro ed entro 15 giorni daremo pubblicità della situazione».
Poi il sindaco snocciola gli annunci: «Mi sembra doveroso invitare qui in Campidoglio il Santo Padre, Benedetto XVI. I viaggi della memoria andranno avanti. Faremo una commissione speciale per la salute del cittadino che verrà affidata a Ferdinando Aiuti. Creeremo un garante della nuova cittadinanza sul modello del progetto di Amedeo Piva».
Sulla strada ad Almirante: «Nella nostra città c’è ancora una via Lenin. Bisogna superare gli schemi ideologici della prima Repubblica e intitolare una strada a Giorgio Almirante, a Bettino Craxi, a Enrico Berlinguer e ad Amintore Fanfani». Sul Prg: «Attenderemo gli esiti del lavoro della magistratura. Ma a Roma c’è stato un eccesso di urbanistica contrattata». Toni decisi anche sulla cultura: «Non vogliamo distruggere niente ma reintegrare le politiche culturali perché non si può vivere di soli spot. Guai se la Festa del Cinema non sarà una vetrina dell’italianità».
Tante parole d’ordine intervallate dagli aspetti più aderenti al programma elettorale: la necessità della riforma per Roma Capitale; l’istituzione della Commissione Attali per studiare nuove strategie di sviluppo e poi la grande conferenza programmatica dell’autunno prossimo; la tutela della famiglia «basata sul matrimonio tra uomo e donna»; l’esigenza di razionalizzare le 81 società comunali; la valorizzazione delle professionalità interne e la necessità di applicare il «principio di corrispondenza tra tasse versate e servizi erogati».
Molto dettagliato, ovviamente, il capitolo sicurezza, centrato sulla riqualificazione della polizia municipale e sul nuovo Patto per la sicurezza da firmare con il ministro dell’Interno Roberto Maroni dopo quello, «ormai decaduto», griffato Amato-Veltroni. Alemanno conclude con una visione: «Vogliamo dare vita a una rivoluzione conservatrice perché solo se si è consapevoli della propria identità si ha la forza di integrare le altre. Viva Roma, viva l’Italia, viva l’Urbe eterna». Maggioranza in piedi ad applaudire. Poi, sarebbe arrivata la bagarre finale.