Ecco le protesi da fantascienza

A Chicago si è tenuto lo scorso marzo il congresso dell'Associazione degli ortopedici statunitensi (Accademy), al quale hanno partecipano oltre 5mila specialisti provenienti da tutti i continenti. É un appuntamento fondamentale per conoscere lo stato dell'arte della chirurgia ortopedica, un'area della medicina in grande evoluzione dagli anni Ottanta. Ne parliamo con il professor Claudio Manzini, direttore del dipartimento di ortopedia degli Istituti clinici Zucchi di Monza.
Dopo la laurea e la specializzazione all'università di Milano, Manzini ha compiuto numerosi stages formativi negli Stati Uniti, in particolare nel Texas, all'università di San Antonio. Ha eseguito oltre 15mila interventi tra artroscopie ricostruttive dei legamenti del ginocchio e protesi all'anca e ginocchio. Insegna ortopedia al corso di laurea in fisiochinesi terapia all'università Bicocca di Milano (direttore professor Cesare Cervi). La struttura che coordina (esegue ogni anno 300 protesi all'anca e 380 al ginocchio) è formata da otto chirurghi ortopedici e da un team di esperti tecnici di sala operatoria. Molti i pazienti provenienti da altre regioni: Piemonte, Liguria, Calabria, Sicilia.
A Chicago si è discusso dei più recenti risultati ottenuti dalla chirurgia ortopedica che è sempre meno invasiva, dell'impiego delle più innovative protesi in ceramica e titanio per quei pazienti di 40-65 anni che hanno una elevata domanda funzionale, di strumenti personalizzati che possono portare alla produzione di protesi su misura per ciascun paziente.
«Il presente della protesica d'anca è sicuramente rappresentato dall'accoppiamento ceramica-ceramica, tribologia eccezionale senza usura, ma fragile. Siamo in attesa dei nuovi cotili in polietilene addizionato alla vitamina E rivestito dal tantalio», precisa Manzini ricordando che sembrano in grado di garantire una ottima resistenza all'usura con quasi inesistente fragilità. «Le cellule staminali sono la vera sfida per il futuro. Ho iniziato ad utilizzare i fattori di crescita piastrinica nel 2004. Dopo i primi grandi entusiasmi e speranze oggi si impiegano soprattutto per combattere le forme degenerative dei tendini. Si effettua anche il prelievo delle cellule mesenchimali da midollo osseo nell'artrtosi del ginocchio, ricorrendo al trapianto di cellule autologhe. Non si devono però aspettare risultati miracolistici. Il progresso tecnologico è costante e grazie alle continue conquiste nell'area biomedicale ed a nuove metodiche chirurgiche siamo riusciti a combattere il dolore ortopedico ed ha ridare una elevata funzionalità al paziente che può ottenere il recupero della normale attività in modo veloce e positivo. Le vie di accesso chirurgiche rispettano ora le strutture muscolari e si è sempre più attenti al risparmio del bone stock».
Oggi in Italia si eseguono oltre 100mila interventi di protesi d'anca e quasi 50mila di ginocchio. «I giovani sportivi tra i 15 ed i 30 anni presentano -ricorda Manzini -problemi di menisco e di legamenti. Tra i 30 ed i 60 anni si manifestano patologie provocate da traumi, dopo i 60 prevalgono le forme degenerative che portano all'artrosi con immobilità e dolori sempre più forti».
La chirurgia ortopedica italiana è all'avanguardia nel mondo. «Già negli anni Settanta e Ottanta i chirurghi ortopedici hanno messo a punto metodiche innovative. É giusto ricordare i grandi maestri: Lanzi, Spotorno, Randelli, Silvello. Oggi, un passo avanti è rappresentato dall'utilizzo di una strumentazione dedicata per le protesi di ginocchio personalizzate per ciascun paziente, usando modelli tridimensionali ottenuti tramite studio Tac e Rnm».